24/11/08

Delfini 2.0 (ma voi lo vedevate Flipper in tv?)

stenelle

So benissimo che di delfini non ne potete più, e che magari quelli che di voi passano ancora da questo blog semiabbandonato sperano ogni tanto di trovare una ricetta, visto che questo sarebbe un blog di cucina. Le ricette prima o poi torneranno (lo prometto!). Devo solo riassestarmi col nuovo lavoro e riassestare pure un po' le mie finanze, che in questo momento non mi assistono granché nella ricerca di prodotti sfiziosi e costosi :-P
Ma queste foto sono un regalo. Un ennesimo regalo che una ventina di stenelle ci ha fatto ieri, accompagnandoci verso casa per compensarci di tutto il freddo preso in sei ore di navigazione. Un regalo che, come ogni volta, ci ha scaldato il cuore :-) Non mi stuferò mai di incontrarli e avere la fortuna di restare un po' con loro e vederli giocare. Sono incontri che ripagano ogni fatica, ogni stanchezza e ogni rimorso di non essere rimasti sotto il piumone in una delle giornate più gelide che io ricordi.
Uno di loro, poi, sembrava particolarmente desideroso di mostrarci tutte le sue abilità in fatto di evoluzioni aeree. Eccolo qui:

flipper2small

flipper1small

E, quindi, se proprio non siete tutti stufi, il regalo lo faccio a voi :-)

30/10/08

Mareggiata

Raffiche di vento fino a 60 nodi e onde di oltre 5 metri. Porto chiuso per il vento e aeroporto chiuso per...pesci sulla pista! Certo gli stabilimenti balneari contano i danni e i passeggeri del traghetto Fantastic se la sono vista brutta, però la libecciata di stamattina è stata un vero spettacolo della natura.

Alle sette di mattina mi ha svegliato il fischiare del vento. Le onde superavano allegramente la diga foranea del porto di Genova.

ore7

(foto fatta dietro la finestra chiusa...impossibile aprirla!)

E questi sono alcune istantanee di corso Italia, dove i bagni comunali di San Giuliano sono stati davastati dalla mareggiata.

sangiuliano2
sangiuliano1
sangiuliano3

13/10/08

Regali d'autunno

Capita che la Liguria in autunno riesca a regalare giornate calde come a inizio estate. E allora via le cerate, i pile e le scarpe: si può godere del tepore del sole e il mare liscio come l'olio invoglia all'ultimo bagno di stagione. E sono solo le giornate più corte a ricordarti che l'estate è finita da un pezzo e che alla prossima uscita probabilmente dovrai stare imbacuccato fino agli occhi per proteggerti dal vento e dagli spruzzi freddi.
Ma questo fine settimana la stagione fredda sembrava davvero lontana. Il vento era pochino (ma non si può mica avere tutto!) e navigando da Genova a Finale ligure (e ritorno) saremo andati a vela si e no tre ore.
Ma la barca è bella in ogni condizione. Se c'è vento può diventare parecchio sportiva e talvolta un po' impegnativa; se il vento non c'è, ti ti immergi nel tuo piccolo mondo fatto di sole, mare, panorami e relax. Magari un buon libro, ma sempre con un occhio puntato all'orizzonte. E se hai fortuna puoi fare anche incontri emozionanti.

tursiope

Sul ritorno, a circa 5 miglia al largo di Varazze questa domenica abbiamo avvistato un gruppo di tursiopi.
Via le lenze, prima di tutto, anche se immagino che i delfini siano abbastanza furbi da non farsi fregare da un'esca di plastica (alla quale, tra l'altro, non ha abboccato manco un pesce), via il motore e giù a prendere le macchine fotografiche.
Putruppo, tra controluce e una qualche impostazione bizzarra della mia canon (che non mi sono premurata di verificare, tanto non volevo perdere di vista questi meravigliosi abitanti del mare), le foto non sono venute meravigliose, però eccoli qui.

tursiopi1
tursiopi2

I tursiopi li avevo visti da lontano andando in Corsica, ma in Liguria incontriamo soprattutto le più piccole stenelle. Delfini così grandi (circa 2,5 metri) non li avevo mai visti da vicino.
Un paio hanno anche nuotato un po' sotto la barca.
Meno giocherelloni delle stenelle, probabilmente erano impegnati in qualche attività più utile che farsi fotografare :-)
Li abbiamo seguiti per un po' (e loro si sono fatti seguire), poi ognuno ha ripreso il suo viaggio. Il nostro, con un po' di rammarico, verso casa.

03/10/08

Pesto fantasia e ranci quotidiani

pesto di pomodori secchi, mandorle e ricotta dura

Ecco il mio pesto-fantasy che partecipa alla raccolta-concorso di Fiordisale.
Dubito di vincere, dato che questo è soprattutto un pesto-emergency, preparato domenica scorsa dopo una due giorni in barca e in piena emergenza viveri. Ma avevo voglia di partecipare (stanno venendo fuori un sacco di ricette interessanti), e poi questo pesto è proprio buono. Lo preparo spesso, con alcune varianti a seconda di quello che ho in casa.
Quello di domenica era così:

Pesto di pomodori secchi, mandorle e ricotta dura

1 manciata di pomodori secchi sottolio sgocciolati
1 cucchiaio di mandorle
1 cucchiaino di capperi dissalati
poco sale
2 cucchiai di ricotta dura di pecora
olio extravergine
mezzo spicchio d'aglio

Il procedimento è superfluo, ma questo pesto no. Ottimo anche come tartina da aperitivo, magari mentre aspettate che cuocia la pasta!

A proposito di concorsi (e di cibo da sopravvivenza). Massimo di Kelablu ne ha appena lanciato uno davvero simpatico. La domanda di Massimo è: che cosa mangiate nella vostra pausa pranzo? Un panino al volo, una fetta di pizza, un'insalatina dietetica (naaahh) o un piatto gigante di trenette al pesto nella vostra trattoria preferita? Bene, fotografate il vostro rancio quotidiano prima di abbuffarvi e mandate la foto a Kela con tanto di descrizione. Il rancio più goloso verrà premiato ogni settimana, ovviamente con un regalo mangereccio! Per saperne di più andate a leggere qui

26/09/08

Piselli al wasabi

piselli al wasabi

Diciamo che è un esperimento. E pure abbastanza riuscito, magari anche perché è un secolo che non mangio quelli originali! Me li avevano portati da Berlino, ma a Genova non sono mai riuscita a trovarli.
Ma oggi mi è venuta questa voglia, per dare un po' di sprint ad un venerdì pomeriggio non particolarmente emozionante.
Non ho trovato in rete nessuna ricetta (solo un indovinello e un tot di fan in rete) così ho provato a seguire il procedimento dell'ormai famoso cecio snack della cuoca petulante.
Due note: tenete d'occhio il forno e usate una temperatura piuttosto bassa. Abbondate pure col wasabi, perché mi pare parte del piccante si disperda con la cottura.
Ah, un ultimo accorgimento: la prima volta che aprite il forno per girare i piselli, tenetevi a distanza di sicurezza!
Però se amate il wasabi provate perché sono buoni :-)

Ingredienti:
1 tazza di piselli
2 cucchiai di wasabi in polvere
sale
pochissima acqua

Sbollentate per pochi minuti i piselli (i miei erano surgelati). Fateli raffreddare e asciugateli bene. Mescolate il wasabi con poca acqua fino ad avere una pasta (più morbida rispetto a quella che serve per il sushi, ma non liquida). Mescolate i piselli con la pasta di wasabi e con il sale.
Scaldate il forno a 180°, poi abbassatelo a 140. Mettete i piselli su una teglia da forno senza sovrapporli e distanziandoli un po'. Cuoceteli girandoli un paio di volte, fino a che non sono croccanti. Ci vorrà quasi un'oretta, ma dipende dal forno.

18/09/08

AAA... Casa a Milano cercasi

Ovviamente sto scherzando, ma neanche tanto. Se le cose continuano così, dovrò pure prendere in considerazione l'idea di un trasferimento, seppur temporaneo. Eppure non riesco a credere che nel 2008, nonostante banda larga, skype, webcam, facebook, mailing list, blog, forum chat e qualunque altra diavoleria digitale si possa solo immaginare, in Italia ancora non si riesca a concepire una cosa semplice come il telelavoro.
Sarà che io ho telelavorato per oltre cinque anni, e lo trovo vantaggioso non solo per i lavoratori, ma anche per le aziende. Diciamo pure, soprattutto per le aziende: possono tenere sotto controllo la tua produttività assegnandoti scadenze strettissime, risparmiare un sacco di contributi (visto che telelavoro diventa spesso contrattualmente lavoro a progetto o collaborazioni occasionali) e licenziarti quando vogliono. Cosa volere di più?
Invece no, sembra che in Italia le aziende siano rimaste al Paleolitico. In un mese di ricerca ho trovato offerte utili (e potenzialmente interessanti) solo a Milano, e la domanda è sempre la stessa: "Ma signorina, lei ha intenzione di trasferirsi?"
"Veramente al momento, no" - rispondo io e vorrei tanto aggiungere - ma non lo faccio - "perché voglio svegliarmi la mattina vedendo il mare, con a fianco il mio compagno e la mia adorata gatta, anziché pagare mille euro al mese per svegliarmi nella nebbia e nell'isterico traffico della vostra città".
Non mi arrendo, per ora. Ma sono giorni non facili. Nel frattempo, gioco a fare la giornalista per una rivista di economia: lavoro figo, non c'è dubbio, ma è altrettanto indubbio che lo faccio soprattutto per la gloria. Visto quanto vengono pagati i cosiddetti freelance (che sembra già un lusso essere pagati per scrivere!), se vivessi da sola probabilmente sarei già a lavorare in un call center :-/
E in tutto questo la cucina che c'entra? Un bel niente, ma spero spieghi il mio scazzo - tanto per usare un eufemismo - e la mia conseguente assenza dal mio e da tutti i foodblog.

Che poi a Milano ho qualche vecchio amico e un tot di belle persone che vorrei conoscere (o rivedere!) da tempo.

lulù

Ma poi chi glielo spiega a Lulù?

28/08/08

Buon vento dell'Ovest

orizzonti

E, alla fine, ne è valsa davvero la pena, di rifare in parte il percorso dello scorso anno. Per spingerci stavolta un po' più in là, fino alle falesie di Cassis e alle calanques che stupiscono i naviganti con la loro bellezza e imponenza lungo la strada del mare che conduce a Marsiglia.
In due con una barchetta di 9 metri è un percorso abbastanza lungo. In due settimane abbiamo macinato più di 400 miglia tra andata e ritorno, e sono state miglia spese bene.

All'andata abbiamo fatto una notturna con una tappa unica da Genova a Saint-Tropez. Una notte in rada e via, per allontanarsi il prima possibile dalla rumorosa e poco attraente - almeno per me, almeno in estate - Costa Azzurra, davvero troppo affollata, sia in terra che in mare, per i miei gusti. Siamo stati alcuni giorni a Porquerolles, di cui ho già parlato lo scorso anno. Le isole di Hyeres sono meravigliose (mare blu, spiagge di sabbia, niente auto ecc...) ma io ho insistito per proseguire. Ema ha ceduto ma alla fine era quasi più contento di me.
Grazie ad una giornata con poco vento abbiamo superato Tolone e il famigerato Cap Siciè - sorta di Capo Horn nostrano, a detta dei locali, quando soffia il mistral - e ci siamo trovati di fronte ad un panorama mozzafiato.

ciotat

ciotat2

Abbiamo fatto base alla Ciotat, piccola e accogliente cittadina, sede di storici cantieri navali entrati in crisi alla fine degli anni ottanta, e riconvertiti n questi ultimi anni alla haute plaisance, la grande nautica da diporto.
A partire da qui, procedendo verso ovest si apre una costa pressoché deserta che - con l'eccezione della piccola Cassis - si snoda lungo un percorso di circa 25 miglia, fino a Marsiglia. In mezzo falesie, calanques, isolette, rocce bianche e acqua trasparentissima. E... il nulla. Niente alberghi, niente case, pochissimi turisti. Un vero paradiso :-)

calanques

"C’est vrai qu’elles sont belles, les calanques. Ce n’est rien de le dire, il faut venir les voir. Mais on ne peut y accéder qu’à pied, ou en bateau. Les touristes y réfléchissaient à deux fois, et c’était bien ainsi".
Jean-Claude Izzo

A Marsiglia, dove ero stata qualche anno fa, siamo poi andati in bus. Purtroppo non ho fatto foto, perché dopo la mia precedente visita, ho preferito lasciare la Canon in barca in un eccesso di prudenza. Adoro Marsiglia, che per certi versi assomiglia a Genova, bellissima e forse anche un po' difficile per un turista, con la sua ampia periferia di quartieri popolari e le sue ruelles che scendono ripide verso il Port Vieux. Questa seconda visita, devo dire, forse complice il fatto che era agosto ed era giorno, mi ha restituito un'immagine più serena e vivace. Nel 2013 Marsiglia sarà capitale europea della cultura, proprio come Genova qualche anno fa. Immagino che questo contribuirà al rilancio della città, e a renderla ancora più bella. Confido, tuttavia, che i francesi saranno attenti a non snaturarla troppo, conservandone il fascino descritto splendidamente da Izzo:


"Marseille, on ne peut l'aimer qu'en arrivant par la mer. Au petit matin, à cette heure où le soleil, surgissant derrière le massif de Marseilleveyre, embrase ses colline et redonne du rose à ses vieilles pierres. On découvre alors la ville comme Protis le Phocéen la découvrit, il y a deux mille six cents ans. Et qu'importe si c'est exagérer de dire ça. Marseille exagère, toujours. C'est son fond. Et, dans le fond, rien n'a changé depuis ce jour-là.Quand la rade vous ouvre ses bras, alors, alors seulement, on perçoit le sens, éternel, de cette ville. L'accueil. Car Marseille est faite d'ailleurs, d'exils, et elle se donne sans résistance à ceux qui savent la prendre, l'aimer. Ici, on est chez soi. D'où que l'on vienne. Et personne, jamais, ne vous demandera d'où vous arrivez, exception faite des flics, la nuit".


Izzo parla anche spesso della luce di Marsiglia, e del vento, che contribuisce a rendere il blu più blu e il verde più verde. In effetti, oltre alla bellezza del paesaggio, della Provenza a me continuano a stupire i colori intensi, che rimangono negli occhi e nel cuore.

ciotat3

Un'ultima annotazione di stile riguardo la Francia, i francesi e il loro rapporto con le barche a vela. L'avevo già notato al Nord, in Normandia e Bretagna, ma anche al Sud è la stessa cosa. Mentre in Italia la barca è un oggetto di lusso, da rinnovare come fosse una macchina, da lucidare da mattina a sera, in modo che sia sempre p-e-r-f-e-t-t-a per poi passare le giornate nei porti e le serate al ristorante, in Francia la barca è una sorta di casa viaggiante, sulla quale le famiglie francesi si portano di tutto: biciclette, ombrelloni (ombrelloni, sì! Altro che bimini da 2.000 euro), barbecue, canotti e canoe, cani e gatti, bambini di ogni età.
Ci sono barche di ogni tipo, ovvio, vecchie o nuove, bellissime o inguardabili, ma non è questo che conta. L'importante è navigare, fare bei bagni e belle cene, rigorosamente in barca, accompagnate da una bella bottiglia di vino fresco.
E i porti francesi lo sanno bene, e non si permettono i prezzi da strozzinaggio dei marina italiani, che per accatastare la tua barchetta a decine di altre arrivano a chiederti anche 120 euro a notte. Insomma, un altro mondo per chi ama il mare, e ogni volta che torno penso che tornerò in Francia anche il prossimo anno, che la Camargue in fondo non l'ho ancora vista e sta solo ad una cinquantina di miglia più in là :-)