
Ero un po' indecisa se postare o no questa ricetta.
L'ho preparata alcuni giorni fa. La pasta era ottima, la foto decente, e il passo successivo, naturalmente, era quello di pubblicarla sul blog.
Poi, però, trovando finalmente un blog che cercavo da un po', che è quello di Mara-Il cuore è una frattaglia (che non conosco personalmente ma di cui mi hanno parlato molto bene alcune amiche-bloggers), trovo questo interessante post di critica sulla nuova tendenza dilagante del cuocere la pasta come il riso, facendole assorbire l'acqua di cottura, da cui il neologismo risottare.
Leggo e rileggo il post. Rifletto, annuisco. Leggo i commenti. Rifletto ancora. In effetti...
Copio-incollo da post di Mara:
"Se il riso non si lessa, ma in tutte le culture viene cotto facendogli assorbire esattamente solo l’acqua necessaria, ci sarà pure un motivo. Il riso è infatti un cereale intero, un chicco molto ricco di amido che richiede questo trattamento per assorbire il condimento (potremmo anche aggiungere che cucinato così permette di evitare dispersione di nutrienti e di risparmiare acqua, nonchè di essere mangiato con le mani o con le bacchette). In Italia facciamo il risotto. In Italia facciamo anche la pasta. Che non si fa come il risotto. La pasta, a differenza del riso è il risultato di una lavorazione, un manufatto che si presenta secco e ha bisogno di essere lessato in abbondante acqua e poi mantecato. I tempi di durata di queste due operazioni sono variabili e dipendono dalla qualità della pasta, dal suo formato e dal condimento. Normalmente con un buon prodotto artigianale è sufficiente terminare la cottura in padella e mantecare a fuoco vivo per un paio di minuti".
A dire il vero, questa tecnica del risottamento è per me una scoperta recente e la sto utilizzando, di tanto in tanto, per i sughi di pesce, perché - soprattutto usando l'acqua di cottura del pesce, o un brodo fatto ad hoc con gli scarti - mi sembrava che il risultato fosse ottimo, soprattutto con la pasta lunga e scivolosa. Concordo con il commento de loste, che parla di un rischio di stressare il sugo. La mia soluzione, qui per esempio, è stata di tenere da parte il pesce già scottato, e riunirlo solo a cottura della pasta ultimata. Altra critica letta è che il risottamento aumenterebbe la sapidità del piatto. Certamente è vero. Ma in questo caso credo sia sufficiente regolarsi per tempo.
Sta di fatto che questi paccheri, se non li avessi risottati per qualche minuto, secondo me non avrebbero assunto questo colore e questo sapore. Ho tenuto la cottura del sugo volutamente un po' "lunga" affinché si restringesse insieme alla pasta. Forse il merito è della qualità della pasta, e non mio, ma il risultato a me ha soddisfatto molto.
Quindi incollo qui la mia ricettina, di cui andavo tanto fiera, ripromettendomi però di fare al più presto la controprova, con la serena consapevolezza che di cose da imparare ne ho davvero tante :-)
Ingredienti: 1 polpo piccolo di circa 400g, 1 acciuga dissalata, aglio, vino bianco, 400g di polpa di pomodoro, peperoncino, capperi dissalati, 200g di paccheri di Gragnano.
Pulite il polpo. Mettete 2 cucchiai d'olio in una pentola col fondo spesso. Unite l'aglio intero e l'acciuga e il peperoncino. Aggiungere il polpo tagliato a pezzi, rosolate un paio di minuti, sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco. Poi unite la polpa di pomodoro e i capperi dissalati. Coprite e cuocete per circa 20 minuti, finché il polpo non è tenero. Assaggiate e aggiustate di sale poco prima di spegnere. Cuocete i paccheri in abbondate acqua poco salata. Scolateli dopo circa 8 minuti e metteteli nella pentola col polpo, terminando la cottura direttamente nel sugo, con l'aiuto di un po' di acqua di cottura della pasta.
Nota importante: Sono una pasticciona, e il post che avete appena letto lo conferma. A mia discolpa, posso solo dire che sono un'autodidatta in cucina, che conosce poco le tecniche di base e, ancor meno, il lessico culinario :-P
E questo blog, oltre ad essere un divertimento, è per me un modo di migliorare e imparare. Leggete i commenti qui sotto e capirete di cosa sto parlando. Come chiarisce Mara, infatti, quando la pasta termina la cottura in padella, viene "mantecata". Il verbo è, quindi, mantecare, non "risottare". A questo punto, direi che la mia ricetta segue un procedimento corretto, mentre il mio lessico culinario ha senza dubbio bisogno di essere perfezionato :-P Ringrazio Mara (e Sigrid) per avermi chiarito le idee :-)