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25/11/11

Pandolce genovese (basso)

pandolce genovese basso

Forse non è il caso di montarsi troppo la testa ma per essere una che con i dolci non ha mai avuto un gran feeling questa è stata una settimana decisamente fortunata. Dopo i cioccolatini, infatti, ho un altro grande classico natalizio da impacchettare e regalare e, visto che a Natale manca ancora un mese penso che non mi fermerò qui! Fra l'altro, non è che il mio umore in questo periodo sia particolarmente natalizio, anzi, ma forse proprio per questo spero che il Natale riesca a cancellare un po' di tensioni e stress.
Comunque, tornando al dolce in questione, anche il panettone genovese basso è decisamente più facile da realizzare di quanto pensassi. Basta non fidarsi ciecamente dei tempi di cottura scovati qua e là mettendosi a fare dell'altro come ho fatto io e correndo il serio rischio di bruciare tutto. A parte qualche chicco di uvetta annerita, però, questo panettone è davvero fantastico, per cui vi riporto le mie dosi, frutto di varie incursioni tra libri e web alla ricerca della ricetta più convincente. Rispetto alla ricetta tradizionale mancano le scorze d'arancia, e ci sono in più le nocciole (idea copiata dalla variante ponentina del pandolce di Fiordisale).

Panettone genovese basso

Ingredienti:
250 g farina
5 g lievito chimico
125 g burro
1 uovo
100 g zucchero a velo
40 g pinoli
20 g nocciole tostate
35 g cedro candito
170 g uvetta sultanina ammollata nel marsala
1 cucchiaio di semi di finocchio

Lavorate l'impasto come fosse una frolla. Unite cedro, pinoli e nocciole e per ultima l'uvetta sgocciolata. Rovesciate l'impasto su una teglia ricoperta di carta da forno e datele la forma del pandolce. Cuocete a 180° per circa 35-40 minuti, ma dopo 30 minuti controllate ed eventualmente abbassate la temperatura a 170°. Fate raffreddare su una gratella.

ps: il pandolce "basso" pur essendo un dolce tradizionale ligure non è molto antico, visto che contempla nella ricetta originale il lievito chimico inventato a metà Ottocento. Molto più antico è invece il pandolce "alto", lievitato naturalmente, che spero di trovare il tempo di fare a qui a Natale, sempre che trovi qualcuno che mi venda della pasta madre.

19/12/09

Auguri!

genovaneveprenatalizia

A Genova è sceso il gelo e la neve è arrivata anche in città. Pochina a dire il vero, ma sufficiente per dare un che di romantico al Natale che si avvicina. Sono presa tra il lavoro e, in questi giorni, anche da un po' di movimento in casa (abbiamo messo i pensili e la mia cucina ora è bellissima!), senza ancora aver avuto il tempo di pensare a cosa preparare per le fatidiche feste. Per fortuna sarò dai suoceri per il pranzo di Natale e dai miei a Santo Stefano, ma mi devo attrezzare per un paio di cene di famiglia e un altro paio con gli amici, ma ok, calma, c'è ancora tempo, mi dico.
In questi mesi mi sento così, perennemente con l'acqua alla gola. Però sto bene. Tanto lavoro a cottimo, alcuni bei progetti e tante belle speranze. Il blog mi manca, ma i ritmi lavorativi sono cambiati, e se trovo il tempo per cucinare, di fare foto o scrivere post non se ne parla, diciamo almeno fino a febbraio, poi si vedrà.
Questo, in sostanza, volevo dire ai pochi che per caso o per affetto passano ancora di qui.
I vostri blog, seppur sporadicamente li spulcio, almeno grazie a facebook, che è rimasta la mia fondamentale (in quanto rapida) finestra sul mondo del food.
Quindi buon Natale e buone feste a tutti. Vi lascio con un link a un pezzettino che ho scritto ieri per uno dei progetti a cui sto lavorando insieme a un gruppo di colleghi. Qualche consiglio goloso per uno shopping genovese, per Natale e non solo. Lo trovate qui.
Se ne avete voglia, date un'occhiata al sito e diteci cosa ne pensate :-)

07/05/09

La sacripantina

sacripantina1

Era da almeno un mese che avevo la fissa di provare a farla. La sacripantina è un dolce tipico genovese fatto di strati di pan di spagna, imbevuti di liquore, e crema al burro aromatizzata al caffé e cioccolato. Ha una tipica forma a cupola e fa bella mostra di sé nelle vetrine delle pasticcerie del centro. Il dolce non è particolarmente antico: l'ha inventato il pasticciere Giovanni Preti nel 1875, e la sua azienda la realizza tutt'oggi (industrialmente), anche in versione "merendina".
Io non sono un'appassionata di dolci, ma questa torta è davvero goduriosa, se amate il genere.
Visto la quantità di calorie, la mia scelta è stata quella di ridurre le dosi, facendo due piccole sacripantine. Diciamo che con una delle due abbiamo concluso la cena di ieri sera senza troppi sensi di colpa. E l'altra è pronta in frigo per oggi :-)
Avevo qualche dubbio sulla ricetta delle creme al burro. sinceramente, non sono ancora riuscita a capire se ci vanno i tuorli d'uovo (una specie di zabaione da unire alla crema al burro), oppure no.
Alla fine (anche grazie a Fiordisale!) mi sono convinta che lo zabaione non serviva. Serve però del burro di buona qualità, visto che il sapore si sentirà eccome.

sacripantina3

Queste le mie dosi:

180g di pan di spagna (preparato da voi o acquistato in pasticceria)
90g burro
100g di zucchero a velo
marsala secco per inzuppare
2 cucchiai di rhum
1 tazzina di caffé ristretto
1 cucchiaino di cacao amaro
2 amararetti secchi

Ricavate dal pan di spagna 8 dischi uguali (io ne ho ricavati 6 un pò più piccoli e 2 più grandi, per la base del dolce), togliendo il bordo, che dovrete tenere da parte. Montate il burro ammorbidito con 80g zucchero a velo. Unite il rhum e dividete a metà la crema. In una metà aggingete il caffé, poco per volta, amalgamando bene. Nell'altra il cacao. Ricoprite gli stampi con pellicola alimentare. Mettete il primo dischetto di pan di spagna, bagnandolo col marsala. Ricopritelo con la crema al caffé. Poi mettete il secondo disco, bagnate e ricoprite con la crema al cacao. Procedete così fino a esaurire i dischetti premendo delicatamente ogni dischetto inzuppato sui precedenti.Completate con l'ultimo disco (quello più grande, nel mio caso) Bagnate, premete, richiudete la pellicola sopra il dolce e mettete in frigo per tre ore. Alla fine dovranno avanzarvi un paio di cucchiaiate di crema al caffé, per completare il dolce.
Nel frattempo sbriciolate bene il pandispagna rimansto e gli amaretti (l'ideale è pestarli nel mortaio) e uniteli ai 20g di zucchero a velo rimasti. Passate le tre ore tirate fuori la sacripantina dal frigo e rovesciatela su un piatto. Spalmate in cima la crema rimasta e rivestita il tutto con le briciole. Tenete in frigo fino al momento di servire!

ps: la forma a cupola non mi è venuta; ci vorrebbe lo stampo apposito....La prossima volta proverò con un'insalatiera. In fondo era il primo tentativo, e sono piuttosto soddisfatta!

sacripantina0a

30/10/08

Mareggiata

Raffiche di vento fino a 60 nodi e onde di oltre 5 metri. Porto chiuso per il vento e aeroporto chiuso per...pesci sulla pista! Certo gli stabilimenti balneari contano i danni e i passeggeri del traghetto Fantastic se la sono vista brutta, però la libecciata di stamattina è stata un vero spettacolo della natura.

Alle sette di mattina mi ha svegliato il fischiare del vento. Le onde superavano allegramente la diga foranea del porto di Genova.

ore7

(foto fatta dietro la finestra chiusa...impossibile aprirla!)

E questi sono alcune istantanee di corso Italia, dove i bagni comunali di San Giuliano sono stati davastati dalla mareggiata.

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03/06/08

Millevele 2008

Millevele 2008

No che non abbiamo vinto. E ci siamo classificati pure peggio dell'anno scorso che avevamo un equipaggio sgangherato ed eravamo arrivati alla linea di partenza con 5 minuti di ritardo!
Quest'anno, invece: equipaggio serio anche se ridotto (tre bravi + me), arrivo sul campo di gara con gran anticipo, prova delle vele e lunga e fin troppo meditata scelta del punto da cui partire. Scelta che alla fine si è rivelata sbagliata :-/
La colpa (!) è del vento debole e ballerino, che ha fatto un giro di 180° negli ultimi minuti e che ha fatto sì che partissimo proprio dal lato peggiore. Ma con una linea di partenza lunga mezzo miglio e affollata da 381 barche, se il vento gira all'ultimo minuto sei fregato :-).

Tra l'altro se il mio fidanzato legge questo post, di regate non me ne fa fare più visto che lui, quella che io considero giustamente una polemica costruttiva, ehm... la definisce diversamente :-P

E allora perché ve ne parlo, se non abbiamo vinto né ci siamo piazzati granché (decimi su una cinquantina di barche della nostra categoria), e sono pure evidentemente insoddisfatta?
Perché comunque mi sono divertita un sacco, e perché è uno spettacolo vedere in mare tutte queste barche dalle dimensioni, età e qualità costruttive più disparate, e gli ancora più disparati equipaggi: dai maxi yachs con tiratissimi marinai professionisti, ai barchini con su famigliole coi bambini, e a chi ha deciso ad un certo punto di inserire il pilota automatico per farsi du' spaghi .
Diciamo che in questa regata, visto l'affollamento, la cosa più importante è evitare danni alle barche e, soprattutto, alle persone, in particolare nelle fasi immediatamente precedenti e successive alla partenza, quando il campo di regata somiglia ad una pista di autoscontri. L'anno scorso, che era il primo anno che partecipavo, mi ero anche abbastanza spaventata: c'erano stati parecchi "tamponamenti", una grossa barca sfondata e una ragazza ferita.
In una giornata come ieri, con poco o nulla vento e molto irregolare nella direzione, le collisioni sono state certamente meno violente, ma da quel che ho visto e sentito anche più numerose. La scena è quella classica, per chi ha fatto qualche regata :"acqua!, acquaa!, acquaaa!, ACQUAAAA.... SBENG!! , a seguire urla, insulti e scambi dei numeri delle rispettive assicurazioni.
E, giusto per chiarire definitivamente che ieri non era proprio una giornata sì, una bella botta nel sedere l'hanno data anche a noi, e per giunta a speronarci è stata proprio una barca del nostro stesso circolo (!). Pulpito di poppa piegato, ma per fortuna nessuno si è fatto male e non ci sono danni allo scafo.
Insomma, una bella giornata affollata e movimentata, ma molto molto divertente, con l'ultimo lungo bordo - da Nervi a Genova - sotto spi: una lunghissima striscia di mare dipinta da oltre 300 giganteschi palloncini colorati :-)
Peccato solo che tocchi aspettare un altro anno per un evento del genere!

Millevele 2008

Ah, quasi dimenticavo: in entrambe le foto vedete la barcalapiùbelladitutte, quella con lo scafo grigio? Ecco, quelli lì siamo noi. E nella seconda foto, se guardate bene c'è una gambetta che sporge dalla barca a sinistra. Ecco, quella lì sono io, che cerco inutilmente di sbandare un po' la barca :-) Ma nonostante mi riproponga di fare un po' di dieta, evidentemente non sono così pesante :-)

(Entrambe le foto sono di Stefano Gattini, prese dal sito dello Yacht Club italiano)

06/04/08

Eccoci qua

Finalmente, il primo post dalla nuova casa! Sono state davvero intense e faticose queste settimane, ma ci siamo :-)
Certo ci sono ancora mille mensole da fissare, mezzo impianto elettrico da rifare (quindi, ancora per un po', niente forno!), la libreria da completare. E poi bisognerà decidere come riempire le pareti, che sono decisamente vuote, eccetera, eccetera... Non pensavo che metter su casa fosse un'esperienza così tosta: questo non è il mio primo trasloco, ma è il primo totale, con una casa vuota da riempire, e un miliardo di cose da fare. Ovviamente sono stanchissima, però... sono strafelice!!!
Cambia tutto se quando entri in casa trovi il sole che ti accoglie, o se quando ti affacci dalle finestre vedi il porto, i monti dietro la città e il cielo.

expo

E vedi il mare. Da un lato lo specchio d'acqua del luccicante Expò, tra il bigo e la bolla di Renzo Piano, tra l'acquario e le chiatte galleggianti, dall'altro il porto che lavora, con i rimorchiatori che accompagnano le navi verso i cantieri o verso l'imboccatura che ogni nave o barchetta deve attraversare per uscire da questa fantastica città galleggiante che è il porto di Genova.
E poi, dietro la diga foranea c'è il mare aperto fino a Capo Mele, e bastano un paio di binocoli (che ovviamente non mancano) per capire quanto vento c'è.

rimorchiatori

Insomma, una vera figata. E non importa se sotto casa passa la sopraelevata, e se con le finestre aperte non regna esattamente il silenzio (!). A me il sole e il mare bastano per essere felice :-)
E quindi questo primo post dopo più di quindici giorni è semplicemente per condividere con voi un po' di questa felicità, anche se tra scatoloni e mobili da montare non è che sto cucinando chissà che per ora. Ma qui anche la pasta più semplice sembra avere un altro sapore.
Difficile descrivere le emozioni di questi giorni, e non è che voglio tediarvi all'infinito con questa storia. Ma questa casa, ecco, è la casa che ho sempre voluto. E' un sogno di bambina che si realizza. E' un pezzo di vita in più che costruisco con la persona meravigliosa che ho avuto la fortuna sfacciata di incontrare e di non farmi scappare :-)
Quindi sono qui, ancora un po' incredula e frastornata, ma decisamente felice! E quasi pronta a rimettermi in cucina... Ancora grazie e chi è passato di qua è ha chiesto che fine avessi fatto: sono qui! a presto :-)

03/03/08

Il meme dei 7 segreti e... una domenica speciale!

sablés

Ieri è stata davvero una gran bella giornata! Devo ammettere che ero un po' preoccupata perché non sono abituata alle tavolate numerose, sopratutto se di sole donne. E invece no, le persone che ho conosciuto sono state alcune una gran bella scoperta, altre una conferma (e lo sapevo troooppp!!) di un'affinità che sentivo da tempo, altre ancora di un amore scoppiato fin dal primo post :-P Per non parlare del ritrovare la mia chef preferita, con tanto di streghe al seguito! Insomma un grazie a tutte e... a presto!!!
Ah, la foto è esplicitamente per Adina, che mi ha fatto un super-regalo, vale a dire lo stampino per fare i biscotti "petit" che cercavo da mesi. E la coccinella... beh, chi me l'ha regalata (insieme, tra l'altro, ad una vagonata di cose buone e/o utili) sa bene quanto apprezzo, non solo i suoi regali, ma sopratutto la sua preziosa amicizia: grazie Loryyy!!!



E ora veniamo al meme. Forse a sto giro nessuno mi ha esplicitamente invitato, però Maricler ha optato per gli autoinviti, e io raccolgo perché lo trovo molto carino.
Le regole sono queste:
- le regole del gioco copierai
- 7 dei tuoi segreti svelerai
- 7 felici vincenti individuerai
- un messaggio per avvisarli invierai
- a consultare il tuo blog li inviterai



1) Odio il caffè espresso. Il mio caffè del mattino (che poi sono 3) è solubile e bevuto in tazza grande, con zucchero di canna e latte. L'espresso lo bevo a volte per compagnia, ma me ne pento praticamente sempre!

2) Potrei vantarmi di non aver mai mangiato da McDonald's, se non fosse che invece cedo inesorabilmente al junk food dell'Ikea: cedo al salmone in tutti i modi, alle salsette, ai biscotti speziati, ai dolcetti di mandorle a 50 centesimi, alle patatine in sacchetto ecc...Mi vergogno un po', ma non abbastanza da smettere :-P per fortuna tra poco potrò smettere di andare all'ikea

3) Quando invitai la prima volta a cena il mio attuale fidanzato gli chiesi "Ti piace il pesce?". E lui "Ma certo!". E galeotto fu proprio il pesce. Solo dopo un paio di mesi che eravamo fidanzati mi confessò che a lui il pesce non piaceva affatto, affrettandosi però a precisare: "Però adesso sì!". Ad ogni modo, da quella volta, non ho mai smesso di propinarglielo e, in fondo, sembra gradire sul serio :-)

4) Non so truccarmi o, forse, non riesco proprio a vedermi truccata, anche quando magari ne avrei bisogno come in questi giorni (leggi: bianco cadaverico tendente al grigio causa postumi di una brutta influenza). Tipo tre volte l'anno voglio fare la "signorina" e provo a darmi un filo di eye-liner e mascara, ma appena mi accorgo che "si vede", vado immediatamente a ripulirmi.

5) La prima volta che il mio capitano mi ha portato in barca era una bella giornata di sole con la classica tramontana. Appena tirate su le vele la barca cominciò a sbandare e io continuai a pensare per tutto il giorno che ci saremmo rovesciati! Avevo una paura boia, ma non dissi nulla, perché mi vergognavo, e poi perché era un'esperienza straordinaria. Solo dopo un po' ho scoperto che le barche non si rovesciano solo per il vento, perché hanno un bulbo (cioè un contrappeso) che le riporta su :-)

6) Ogni cosa commestibile fotografata in questo blog è stata mangiata da me e dal mio fidanzato-cavia. Però succede ogni tanto, che la sera mangiamo qualcosa di riscaldato, perché le foto fatte di giorno sono decisamente meglio!
Ah, se poi si tratta di cose tipo polpette, acciughe, insomma, di porzioni piccole, magari ne cuocio solo un paio per le foto (che poi si scaldano) e il resto lo cuocio la sera. In effetti, sarebbe carino conoscere i trucchi e le follie di tutti i blogger con le foto: secondo me uscirebbero davvero robe divertenti!

7) Ho iniziato a fumare regolarmente a 19 anni, e non ho mai smesso....fino a 8 giorni fa!!! Insomma, sono contenta e soddisfatta di me :-)) Si vede che sto invecchiando, eh?

Siccome sto meme l'hanno fatto proprio tutti, o perlomeno tutti sono stati invitati, Beh, chiunque per caso manchi ancora all'appello può autoinvitarsi :-P

22/12/07

Regalo di Natale

finestre

E' il mio sogno fin da bambina, io che sono nata in periferia - praticamente in campagna - e che per andare a Genova dovevo prendere due autobus e attraversare la Val Polcevera. Sono dieci anni ormai che vivo in centro storico, e non riesco ad andar via. Dopo aver vissuto anni nella mitica Via del Campo, e dopo quasi due anni nella "malfamata" via San Bernardo, di nuovo cambio casa, direbbe Fossati. Ma non cambio amore, no. In questa nuova casa, che sarà "nostra" in tutti i sensi ci vado col vecchio amore, vecchio di soli due anni per dividerne insieme speriamo infiniti.

Insomma, per questo Natale ci siamo fatti un gran regalo, che per me vale doppio perché oltre alla felicità di comprar casa con la persona che amo, c'è che quelle finestre sul mare della foto sono il mio sogno di bambina che si realizza. E' buffo, perché dopo tanti anni in centro storico, che sarà pittoresco e fascinoso ma non è sempre un contesto facile dove vivere, mi ero convinta di voler cambiare. Tornare in periferia, magari avere un giardino, e una casa in un quartiere tranquillo.

Ma poi questa casa è arrivata all'improvviso. Trovata per caso mentre cercavamo altro, è come se fosse stata lei a trovarci. Ed è stato un colpo di fulmine che ha cancellato ogni dubbio. Sono felice di restare qui, nella città vecchia, con tutte le sue contraddizioni, tra la movida e il degrado, tra i lustrini dell'Expò e i caruggi sempre troppo bui. E' una casa strana, come solo quelle del centro storico possono essere, tra dislivelli e vecchi muri di pietra, tra soffitti altissimi e scale infinite. Una casa in cui – abbiamo scoperto dopo – abitavano i nonni dei nonni del mio fidanzato, che di mestiere, guarda caso, facevano i pescatori.

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E sarà bello veder tramontare ogni sera il sole sul Porto antico, e poter scendere le scale per andare a mangiare un panino davanti al mare. Sarà bello continuare a respirare l'aria impregnata di salsedine, e vedere i pescatori che la sera escono dal porto e la mattina comprare il pesce direttamente al mercato. E ci sarà tempo quando saremo più vecchi per una casa con il giardino, o magari, per una barca come unica casa. Ma questo è un altro sogno e chissà mai che non si realizzerà prima o poi anche quello :-)

E così questo Natale porta con sé questa bella novità, insieme a tanti pensieri e tante preoccupazioni – certo – ma ormai ci siamo abituati che la vita non è mai semplice, no?

Buon natale a tutti!

10/12/07

Finalmente domenica

Ieri, finalmente, mi sono gustata un anticipo del Natale che vorrò quest'anno. In questo periodo molto faticoso e stressante, anche i week end sono corsi veloci come tutto il resto della settimana. Ma ieri siamo riusciti a conquistarci il tempo per non fare nulla, o quasi. Per dormire, anzitutto. Per poltrire un po' in casa, e per andare ad un pranzo di famiglia con tanto di pargoli. Insomma, finalmente una domenica come deve essere: rilassante e rigenerante. Complice la pioggia e il clima prenatalizio, abbiamo passato la giornata tra chiacchiere, cartoni animati, trenini elettrici e alberi di Natale.


zenaseppiata

Quando verso le 16 siamo usciti di casa, la città, ancora bagnata dalla pioggia, aveva un'aria insolita, morbida e avvolgente. La foto l'ho scattata quasi verso il tramonto da Spianata Castelletto, che offre una vista unica di Genova dall'alto. Quando ho visto la nebbia sopra il porto ne sono rimasta affascinata. Non che ami la nebbia, ma a Genova è un evento così unico che non potevo non fotografarlo. E ho pensato che questa nebbia (o foschia, non saprei come chiamarla) cascasse a pennello sulla mia domenica pigra, quasi ad addolcire i contorni, e a rallentare i tempi della città, in contrasto con il ritmo frenetico dello shopping prenatalizio.


In questo clima finalmente un po' festoso ho pensato che ero ancora in tempo per partecipare all'iniziativa di FrancescaV Aspettando Natale.
Adina e il Cavoletto mi hanno fatto venir voglia di tartufini cioccolatosi. Li ho fatti in versione bianca, con cocco, cioccolato bianco e un pizzico di cannella. Davvero ottimi e velocissimi. Una vera coccola pre-natalizia, se amate il genere.

tartufinicioccococco

Ingredienti x 12 tartufini

100g di cioccolato bianco
20g burro
2 cucchiai di panna fresca
2 cucchiai di cocco disidratato + altro cocco per farci rotolare i tartufini
mezzo cucchiaino di cannella

Fate sciogliere il burro con la panna. Versatelo sopra il cioccolato a pezzetti e mescolate per far sciogliere bene. Aggiungere il cocco e la cannella. Mettete in frigo per un paio d'ore. Poi formate delle palline con le mani e passatele nel cocco disidratato. Conservate in frigo.

27/10/07

Oggi

ieri

Certo la foto non è delle migliori, ma la preoccupazione principale, in queste situazioni, è che la macchina fotografica non si faccia una bella doccia salata. E io di docce salate oggi me ne sono fatte un tot, docce di un'acqua non ancora gelida, accarezzata da un sole che sembra inaspettatamente essere tornato a scaldare l'autunno. Sono le docce che fanno ancora piacere, anche se di capelli in ordine non se ne parla, e nemmeno di tornare in porto con i vestiti asciutti. Ma è presto per le cerate e i berretti di pile. Il sole splende e l'azzurro del cielo fa dimenticare le piogge e il freddo dei giorni scorsi.
E poi c'è la tramontana (30-35 nodi davanti a Voltri in questa foto) che da un lato è qui a ricordarci che l'estate è ormai un ricordo, ma dall'altro concede al sole di illuminare ogni cosa di colori intensi e caldi.
La tramontana è un gran bel vento. Soffia dall'autunno alla primavera segnando la fine di ogni perturbazione. E' un vento fresco e secco che ripulisce la città dalla tipica cappa di umido dello scirocco, colora il cielo di un azzurro intenso e trasforma il mare in una distesa di pecorelle bianche e spumose. Ed è un vento che dà nuova energia, nuova vita, e spazza via le noie del quotidiano e le piccole preoccupazioni.
Guardare il mare ed ascoltare il rumore del vento. Lascare la randa all'arrivo di una raffica, per ricazzarla un attimo dopo. Osservare il volo dei gabbiani e seguirli, perché se si stanno posando proprio lì vuol dire che ci sono dei pesci. Veder saltare una leccia di una decina di chili, e augurarsi che non abbocchi al nostro piccolo amo. Scorgere le cime innevate delle Alpi marittime, e pensare che l'inverno, visto dal mare, non sarà poi così terribile.
Veleggiare nel mare deserto, perché i motoschifi, i charter e i milanesi in questa stagione già in mare non ci vanno più.
E sognare di partire senza meta, con una piccola barca di nove metri e una gatta al seguito, per essere davvero un tutt'uno con questa immensa distesa blu. Che se poi ad una certa ora si rientra in porto, che c'è la lavatrice da stendere, la gatta da nutrire e la cena da preparare, non è un problema. Restano i capelli arruffati, il sale sulla faccia, e una sensazione di intensa felicità. Resta un sogno nel cassetto, custodito con cura, da tirar fuori quando sarà il momento, che sia tra dieci, venti o trent'anni.

05/10/07

Ceci in zimino

I ceci in zemin, che poi a casa mia questo piatto si è sempre semplicemente chiamato zuppa di ceci, sono una delle minestre più antiche della cucina genovese. E' un piatto popolare, nel senso che potevano permetterselo anche le famiglie povere, ed era uno dei piatti più frequentemente cucinati nei giorni di magro, vale a dire il venerdì o nei giorni di Quaresima. Si serviva con crostoni di pane arrostito, ma ci si può anche cuocere insieme della pasta. Richiede una lunga cottura, ma i profumi che si sprigionano dalla pentola nell'ultima mezz'ora sono per me più che sufficienti a ripagarmi del tempo della preparazione.

cecinzemin

Ingredienti: 400g di ceci secchi, 2 pomodori freschi pelati, 1 cipolla, 1 gambo di sedano, 1 carota, 20g di funghi secchi, qualche foglia di bietola (io abbondo), sale, olio, pepe nero macinato.

La sera prima mettete i ceci a bagno nell'acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. La mattina dopo, sciacquate i ceci e metteteli in una pentola capiente con abbondante acqua. Cuocete per un'ora e mezzo - due ore, fino a che i ceci saranno quasi teneri. Nel frattempo tritate la cipolla, il sedano, la carota e mettete a rinvenire i funghi in poca acqua. Poi tritate anche i funghi, conservando l'acqua. Secondo la ricetta tradizionale tutto va tritato finemente, ma io preferisco fare a pezzetti più grossi la carota e i funghi, perché mi piace "vederli" nel piatto. In una padella fate soffriggere la cipolla, il sedano, la carota e i funghi, poi unite il pomodoro a pezzetti, salate e fate cuocere per 10-15 minuti, unendo un po' dell'acqua di ammollo dei funghi. Aggiungete il soffritto ai ceci. Aggiustate di sale e unite anche le foglie di bietola (andrebbero tagliate a striscioline ma andrebbero tagliate intere. Cuocete il tutto per una mezz'ora. Servite con pepe macinato e un filo d'olio crudo

04/10/07

Focaccia genovese (?)




Parlare della focaccia genovese non è facile. E' una specie di cibo simbolo della città, esattamente come la Lanterna. Sulle origini e sulla storia rimando direttamente alla Placida Signora, che ne ha scritto molto bene qui. Oltre ad essere un "mito", c'è da dire che la focaccia è a Genova un alimento base, come e più del pane. I genovesi la consumano a tutte le ore della giornata. A colazione, rigorosamente pucciata nel caffellatte (per questo nei bar viene servita tagliata in pratiche striscioline), magari farcita come pranzo veloce, come spezzafame e merenda dei bambini, fino all'aperitivo tagliata a cubetti per accompagnare un bicchiere di vino. E poi, ci sono i giovani nottambuli, che dopo aver fatto nottata, vanno a bussare alla porta sul retro del panettiere amico, che ha già pronta per loro la sua prima focaccia della giornata.
Soprattutto d'estate,poi, non è raro vedere orde di turisti che fanno la coda davanti ai panifici e ne ordinano a chili, per farne provvista. Nella maggior parte dei casi sbagliano perché oggi molti panifici utilizzano una lievitazione troppo rapida, che fa si che la focaccia perda la sua croccantezza e la sua fragranza nel giro di poche ore. Non dappertutto e non sempre, certo. Ma poi la focaccia più buona è proprio quella appena uscita dal forno, aspettando giusto il tempo sufficiente per non scottarsi :-)
Altra nota negativa, è la pessima abitudine che si è diffusa nel tempo di aggiungere strutto all'impasto, che nella focaccia genovese proprio non ci deve stare! Fondamentale a far cambiare rotta, in questi ultimi anni, è stata la presenza sempre più massiccia di immigrati musulmani, molto attenti alla presenza nascosta del maiale. Per cui, molto più di dieci anni fa, è facile, soprattutto in centro storico, trovare della focaccia buona, preparata in modo tradizionale.

E adesso veniamo alla mia focaccia... che di "genovese" ha solo il fatto di avere pochi e semplici ingredienti (farina lievito , sale, olio evo), e un indiscutibile buon sapore di olio d'oliva. Ma qualcosa non va: continua a seccarsi troppo, effetto che stavolta ho cercato – in parte riuscendoci – di limitare spennellando una seconda volta di olio e acqua, qulche minuto prima del termine della cottura.
Insomma, questa focaccia era buona, ma non abbastanza morbida, come quella che fa ad esempio questa signora qui. Se qualcuno ha dei trucchi o consigli da darmi, sarò lieta di testarli.

Ingredienti: 300g di farina, 6g di lievito, 6 grammi di sale, 1 cucchiaio d'olio, + acqua olio e fleur de sel da mettere sopra.

Preparate l'impasto con gli ingredienti di cui sopra. Formate una palla liscia ed elastica e mettetela a lievitare in posto tiepido fino al raddoppio (io faccio lievitare in forno spento. per circa 1 ora e mezza), direttamente sulla teglia unta d'olio. Riprendete la pasta e stendetela sulla teglia (assicurandovi che sia sufficientemente unta) con le mani. Con queste quantità ho riempito di uno strato piuttosto sottile la teglia del mio forno. Fate lievitare un'altra ora, dopodiché praticate con le dita dei buchi nell'impasto, fin quasi a rompere la pasta e riempiteli con un mix di acqua e olio in parti uguali, e abbondante sale grosso (io uso il fleur de sel). Fate riposare un altra ventina di minuti e infornate in forno molto caldo (240°) fino a doratura (nel mio forno sono sufficienti 15 minuti).

01/08/07

The Tall ships

Piccola parentesi per raccontarvi il mio pomeriggio di ieri. Imbarco ore 13.30 dal porticciolo di Sestri ponente, sotto un sole cocente e accompagnati da oltre venti nodi di maestrale. Direzione: porto di Genova, per ammirare dal mare la partenza delle Tall Ships, i grandi velieri che lasciavano Genova dopo quattro giorni di festa. Misteriosamente, davanti a Genova il vento è calato. E meno male, perché a causa dell'onda provocata soprattutto dai battelli turistici e dalle numerose imbarcazioni presenti, era davvero difficile fare foto quantomeno decenti.



Questa è la Belle Poule, bellissima goletta in legno della Marina francese, famosa per aver riportato in Francia da Sant'Elena i resti di Napoleone.



A sinistra la Stad Amsterdam, ricostruzione moderna ma fedele di un clipper, le grandi navi veloci a vela (tre alberi) impiegate per il trasporto merci sulle rotte oceaniche. E' la nave simbolo della città di Amsterdam, utilizzata come nave scuola dalla Marina olandese e come veliero da competizione. Ha scafo in acciaio ed è lunga 76 metri.
A destra la mia preferita, la Jolie Brise. Costruita a Le Havre nel 1913, vinse tre Fastnet negli anni '30, Nel 1932, divenne famosa soprattutto per aver salvato l'equipaggio della goletta americana Adriana, che prese fuoco durante la regata della Bermuda.




Ed ecco, infine, l'Amerigo Vespucci, la più famosa nave della Marina militare italiana. Un colosso di 101 m con tre alberi e scafo in acciaio. Può portare, tra equipaggio e allievi fino a 480 persone! Pesa 4176 t, un vero macigno e, per questo, non è certo tra le mie preferite, nonostante il notevole impatto visivo: sembra proprio una nave da film...
Cen'erano molte altre (42 in totale), tutte bellissime, ognuna con la sua storia e con gli equipaggi più disparati. Dai chiassosi e festaioli uruguayani della Capitan Miranda (la sera la nave sembrava una discoteca) ai biondi e seriosi militari russi della Mir.
Insomma, per chi ama il mare e le barche, uno spettacolo indimenticabile.
Sul ritorno abbiamo ritrovato il nostro maestrale che ci ha regalato una bellissima bolina fino all'ormeggio, a completare una meravigliosa giornata di mare. E tra poco si salpa di nuovo!

04/07/07

Panissa & polpo



La panissa è un tipico piatto "povero" della cucina ligure che si prepara con farina di ceci, acqua a sale. E' meno conosciuta della farinata ma altrettanto gustosa. Unica pecca: se non avete un paiolo per la polenta, è un po' faticosa, soprattutto in questa stagione.
Si prepara così: si scalda una pentola d'acqua leggermente salata e si versa gradualmente la farina di ceci (250g per 1 litro d'acqua), mescolando con un cucchiaio o, meglio, una frusta, senza far formare grumi. Poi si riaccende il fuoco e si fa cuocere mescolando continuamente per circa 35-40 minuti (in realtà è pronta quando la farina non sa più di cecio crudo, comunque almeno mezzora di vuole). A questo punto si versa ancora calda in un piatto fondo, stendendola con una spatola di legno e si lascia raffreddare. Quando è fredda si taglia a listarelle e si gusta condita con olio, limone, sale e pepe macinato, oppure si frigge in olio bollente. La panissa fritta non è proprio un piatto estivo, ma è buonissima! Io ho preferito una versione fresca e, visto che avevo anche fatto cuocere un polpo, li ho messi insieme e ci stavano benissimo :))
Quella che avanzava, il giorno successivo l'ho fatta saltare in padella con una cipolla di tropea leggermente soffritta, rosmarino tritato, sale e abbontante pepe macinato. Un'alternativa alla frittura altrettanto saporita.

20/06/07

Le aragoste di Boccadasse



Boccadasse è un piccolo borgo di pescatori situato a pochi minuti dal centro di Genova.
I genovesi amano passeggiare sul lungomare di Corso Italia e arrivare fino a Boccadasse a prendere il gelato. Boccadasse è un borgo antico a due passi dal rumore e dal traffico della città. Un luogo dove sembra che il tempo si sia fermato: la piazzetta, le ripide "creuze", la chiesa e la piccola spiaggia. A Boccadasse non ci sono stabilimenti balneari ma solo barche di pescatori che continuano la loro secolare attività. Qualche mese fa, i pescatori di Boccadasse, si sono visti sequestrare le loro piccole barche, perché, secondo la legge, avrebbero abusivamente occupato (chissà da quanti dacenni...) il suolo demaniale. Ma, per una volta, alla fine ha vinto il buon senso: i pescatori la scorsa settimana hanno ottenuto il dissequestro delle loro barche,e ora troveranno un accordo per versare il dovuto. E la vocazione marinara del piccolo borgo resterà intatta.
Per la gioia dei pescatori, ma anche di tutti i genovesi (e non) che amano questo piccolo e prezioso borgo antico e il suo mare.



Ieri, un pescatore di Boccadasse ci ha regalato due piccole aragoste appena pescate. Non ho avuto il coraggio di ucciderle io nella pentola (ognuno ha i suoi limiti e, dai racconti che ho letto in rete, credo che i miei non li supererò mai), così ce le ha portate già bollite. Non mi è rimasto altro da fare che aprirle e trovare qualcosa di semplice per accompagnarle: riso venere, avocado, olio, lime, sale e pepe :)