22/12/07

Regalo di Natale

finestre

E' il mio sogno fin da bambina, io che sono nata in periferia - praticamente in campagna - e che per andare a Genova dovevo prendere due autobus e attraversare la Val Polcevera. Sono dieci anni ormai che vivo in centro storico, e non riesco ad andar via. Dopo aver vissuto anni nella mitica Via del Campo, e dopo quasi due anni nella "malfamata" via San Bernardo, di nuovo cambio casa, direbbe Fossati. Ma non cambio amore, no. In questa nuova casa, che sarà "nostra" in tutti i sensi ci vado col vecchio amore, vecchio di soli due anni per dividerne insieme speriamo infiniti.

Insomma, per questo Natale ci siamo fatti un gran regalo, che per me vale doppio perché oltre alla felicità di comprar casa con la persona che amo, c'è che quelle finestre sul mare della foto sono il mio sogno di bambina che si realizza. E' buffo, perché dopo tanti anni in centro storico, che sarà pittoresco e fascinoso ma non è sempre un contesto facile dove vivere, mi ero convinta di voler cambiare. Tornare in periferia, magari avere un giardino, e una casa in un quartiere tranquillo.

Ma poi questa casa è arrivata all'improvviso. Trovata per caso mentre cercavamo altro, è come se fosse stata lei a trovarci. Ed è stato un colpo di fulmine che ha cancellato ogni dubbio. Sono felice di restare qui, nella città vecchia, con tutte le sue contraddizioni, tra la movida e il degrado, tra i lustrini dell'Expò e i caruggi sempre troppo bui. E' una casa strana, come solo quelle del centro storico possono essere, tra dislivelli e vecchi muri di pietra, tra soffitti altissimi e scale infinite. Una casa in cui – abbiamo scoperto dopo – abitavano i nonni dei nonni del mio fidanzato, che di mestiere, guarda caso, facevano i pescatori.

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E sarà bello veder tramontare ogni sera il sole sul Porto antico, e poter scendere le scale per andare a mangiare un panino davanti al mare. Sarà bello continuare a respirare l'aria impregnata di salsedine, e vedere i pescatori che la sera escono dal porto e la mattina comprare il pesce direttamente al mercato. E ci sarà tempo quando saremo più vecchi per una casa con il giardino, o magari, per una barca come unica casa. Ma questo è un altro sogno e chissà mai che non si realizzerà prima o poi anche quello :-)

E così questo Natale porta con sé questa bella novità, insieme a tanti pensieri e tante preoccupazioni – certo – ma ormai ci siamo abituati che la vita non è mai semplice, no?

Buon natale a tutti!

16/12/07

Vellutata di funghi in crosta di sesamo

vellutata di funghi in crosta di sesamo

Altro che gita alle Cinque Terre. Anche a Genova è arrivato il gelo! Ma quello brutto, almeno per noi che anche d'inverno difficilmente scendiamo sotto gli 8°C.
E così si sta rintanati in casa il più possibile, magari con una copertina di pile o una gatta sulle gambe. E poi si sta in cucina a pasticciare, possibilmente col forno acceso, e a studiare menù per le feste. Visto che però ai bagordi natalizi manca ancora più di una settimana, si cerca di preparare, nel frattempo, qualche cibo confortante antifreddo e abbastanza sano.
Così, seguendo l'esempio della mia concittadina fiordisale, sto facendo parecchie zuppe. Anzi, vellutate, che a noi piacciono le pappette cremose. Una delle mie preferite ultimamente è quella di patate e salmone di Donna Hay (la ricetta la trovate qui da Adrenalina), semplice, veloce e goduriosissima. Ma oggi in frigo avevo dei funghi coltivati, e quindi via con la vellutata di funghi.

Ingredienti: olio, uno spicchio d'aglio,1 cucchiaino di semi di cumino, 1 peperoncino secco, una manciata di porcini secchi, 300g di funghi misti, 2 patate, sale. prezzemolo. Per la crosta: 100g di farina, 2 cucchiai d'olio, 1 cucchiaio di aceto di mele, sale, acqua, sesamo, tuorlo per spennellare.


Mettete a bagno i porcini, poi scolateli e tagliateli a pezzetti, tenendo l'acqua di ammollo. In una pentola fate soffriggere leggermente l'aglio in un cucchiaio d'olio. Unite cumino, il peperoncino e i porcini. Fate saltare, poi unite le patate e gli altri funghi. Aggiungere l'acqua di ammollo dei porcini e coprite con brodo vegetale. Salate e fate cuocere per una ventina di minuti. Ora togliete un po' di funghi con un mestolo forato e passate al mixer il resto. Aggiustate di sale, cospargete con un po' di prezzemolo tritato e versate nelle pirofiline.
Mentre cuoce la zuppa impastate tutti gli ingredienti per la crosta di pasta, che metterete a riposare in frigo per una mezz'ora. Poi stendete una sfoglia molto sottile e tappate con la pasta le pirofile. Spennellate con il tuorlo d'uovo e cospargete con ancora un po' di sesamo. Infornate a 200° finché la pasta con sarà croccante e dorata.

12/12/07

Merluzzo al verde

merluzzoalverde

Curiosare fra i blog in questi giorni è - nutrizionalmente parlando - molto pericoloso :-)
In giro non si vedono altro che glasse colorate, dolci cioccolatosi e burrosissimi, conserve, biscottini speziati, prove di pandolci e panettoni.
Pure io non ho resistito e i tartufini bianchi purtroppo mi sa che saranno solo l'inizio di un mese iperzuccherino. Tra le mie prove prenatalizie non potevano mancare i biscotti speziati e glassati, ma li posto un altro giorno, che tutti questi dolci cominciano a darmi un vago senso di nausea :-P
Così ieri sono tornata al mio caro e vecchio pesce, che in questo periodo ho tralasciato, per mancanza di tempo e fantasia. Avevo visto su un librino dedicato al baccalà una ricetta semplice e sfiziosa ma il baccalà non lo avevo. Così ho adeguato il tutto ad un bel filetto di merluzzo. Ecco qui, praticamente è un piatto unico:

Ingredienti:
400g di merluzzo pulito e tagliato a pezzi
400g di patate
un pugno di olive nere (servirebbero le taggiasche, ma io non le avevo)
uno spicchio d'aglio
4 filetti di acciughe salate
un cucchiaio di capperi dissalati
un cucchiaio di pinoli
peperoncino, olio, sale, prezzemolo


Lessate le patate con la buccia, poi sbucciatele e tagliatele a grossi pezzi. Mettete un paio di cucchiai d'olio in un'ampia padella, unite l'aglio e i filetti di acciughe e fate cuocere a fiamma bassa fino a che le acciughe si saranno sciolte. Aggiungere le patate, il peperoncino, le olive, i capperi e i pinoli e fate insaporire alcuni minuti, sempre a fuoco basso. Ora alzate la fiamma e mettete nella padella i pezzi di merluzzo, il prezzemolo e sfumate con poco vino bianco. Rigirate il pesce un paio di volte, fino a che la carne diventa bianca. Se il filetto è molto spesso, fate cuocere coperto per qualche minuto. In dieci minuti al massimo è pronto. Servite con un giro d'olio crudo.

10/12/07

Finalmente domenica

Ieri, finalmente, mi sono gustata un anticipo del Natale che vorrò quest'anno. In questo periodo molto faticoso e stressante, anche i week end sono corsi veloci come tutto il resto della settimana. Ma ieri siamo riusciti a conquistarci il tempo per non fare nulla, o quasi. Per dormire, anzitutto. Per poltrire un po' in casa, e per andare ad un pranzo di famiglia con tanto di pargoli. Insomma, finalmente una domenica come deve essere: rilassante e rigenerante. Complice la pioggia e il clima prenatalizio, abbiamo passato la giornata tra chiacchiere, cartoni animati, trenini elettrici e alberi di Natale.


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Quando verso le 16 siamo usciti di casa, la città, ancora bagnata dalla pioggia, aveva un'aria insolita, morbida e avvolgente. La foto l'ho scattata quasi verso il tramonto da Spianata Castelletto, che offre una vista unica di Genova dall'alto. Quando ho visto la nebbia sopra il porto ne sono rimasta affascinata. Non che ami la nebbia, ma a Genova è un evento così unico che non potevo non fotografarlo. E ho pensato che questa nebbia (o foschia, non saprei come chiamarla) cascasse a pennello sulla mia domenica pigra, quasi ad addolcire i contorni, e a rallentare i tempi della città, in contrasto con il ritmo frenetico dello shopping prenatalizio.


In questo clima finalmente un po' festoso ho pensato che ero ancora in tempo per partecipare all'iniziativa di FrancescaV Aspettando Natale.
Adina e il Cavoletto mi hanno fatto venir voglia di tartufini cioccolatosi. Li ho fatti in versione bianca, con cocco, cioccolato bianco e un pizzico di cannella. Davvero ottimi e velocissimi. Una vera coccola pre-natalizia, se amate il genere.

tartufinicioccococco

Ingredienti x 12 tartufini

100g di cioccolato bianco
20g burro
2 cucchiai di panna fresca
2 cucchiai di cocco disidratato + altro cocco per farci rotolare i tartufini
mezzo cucchiaino di cannella

Fate sciogliere il burro con la panna. Versatelo sopra il cioccolato a pezzetti e mescolate per far sciogliere bene. Aggiungere il cocco e la cannella. Mettete in frigo per un paio d'ore. Poi formate delle palline con le mani e passatele nel cocco disidratato. Conservate in frigo.

04/12/07

Una confettura davvero speciale

confetturazuccacardamomo

Oggi è un gran bel giorno per me. Stamattina è arrivata una telefonata, inattesa quanto liberatoria. Mio padre finalmente domani esce dall'ospedale. Dopo un intervento d'urgenza e due settimane di domande senza risposta, dopo una notte a guardarlo respirare dietro la maschera d'ossigeno, dopo le paure e le ansie per il futuro, dopo le incazzature su come funzionano gli ospedali pubblici, anche questa è passata. E posso finalmente tirare un sospiro di sollievo. Certo, come sto imparando in questi anni, i genitori invecchiano e noi non possiamo farci niente. Ma fa un certo effetto ammettere che le persone che ci hanno sostenuto e fatto crescere fino a ieri, adesso improvvisamente – sempre troppo improvvisamente - sono vecchie, magari malate, e che tocca a noi essere forti per sostenerle. E noi non sempre ci sentiamo preparati a questo compito.

Comunque basta con i discorsi tristi, Oggi è una giornata allegra, e la telefonata della mia mamma è arrivata proprio mentre stavo preparando la confettura di zucca al cardamono di Tuki. Quando ho visto la sua foto ho deciso che dovevo farla assolutamente.
Rispetto alla sua ricetta ho sostituito la scorza di limone con quella d'arancia. E' veramente ottima. Peccato che avessi solo mezzo chilo di zucca, per cui non ho nemmeno sterilizzato i vasetti. Metà è finita in crostata, e l'altra direttamente in frigo per un consumo rapido, magari ad accompagnare un buon pecorino siciliano.
La piccola crostatina della foto era per mio papà. Pensavo di portargliela domani in ospedale. Invece se la potrà gustare a casa sua, seduto sul suo divano, magari davanti ad una partita di calcio, coccolato dalla mia mamma :-)

02/12/07

Silenzi

Il silenzio in certi momenti è uno stato di necessità. Per riflettere. Per razionalizzare. Qualche volta per piangere. E poi raccogliere le energie che restano e rimettersi in marcia. Sto vivendo un periodo così, in cui anche le cose belle che si prospettano (e che spero di poter raccontare presto) sembrano annegare in un vortice di paure e di pensieri negativi. Ma poi ce la si fa. Ce la si fa sempre. E se la vita non è facile come ci saremmo aspettati da ragazzini, vale lo stesso la pena rialzare la testa e provare a sorridere. E il mio sorriso tirato di questi giorni si è sciolto ieri, grazie ad una gita improvvisata, strappata ad una giornata di impegni e preoccupazioni. E per questo ancora più preziosa.
Saliamo in macchina e percorriamo l'Aurelia in direzione levante, sotto un cielo plumbeo carico di pioggia. Andiamo senza meta, armati solo di macchine fotografiche e della voglia di staccare da tutto, fermandoci ad ogni scorcio, per vedere i raggi del sole che tentano invano di trapassare le spesse nuvole.

nuvole2

Oltrepassiamo Pieve ligure, Sori e Recco. Pensiamo per un attimo alla focaccia ma decidiamo di proseguire. L'Aurelia è una strada che amo moltissimo. Ti consente di percorrere tutta la Liguria e scoprirla da ogni angolazione. Sei in cima ad una ripida collina e un secondo dopo ti ritrovi a pochi metri dalla battigia. Ad un certo punto il cielo per un attimo si apre e sotto di noi c'è Camogli, che sembra un paesino delle fiabe.

camogli2

Proseguiamo oltre, tra cielo, nuvole e mare, sprazzi di sole e gocce di pioggia. Da Santa Margherita ligure scendiamo fino a Paraggi. Lasciamo la macchina e proseguiamo a piedi. Paraggi è una minuscola località balneare, ma in questa stagione è un paese fantasma. Non un bar aperto, non una luce accesa alle finestre.
Ad un certo punto il sentiero pedonale sembra abbandonare il mare e si inerpica in un bosco, ma è solo un impressione perché il mare sta proprio sotto i nostri piedi. E' bella la Liguria proprio per questo: la campagna e il mare si fondono in un paesaggio unico.

rami

Arriviamo a Portofino che è quasi buio. Il tramonto ha i toni del grigio, come tutta la giornata d'altronde. Ma è bellissimo.

portofino1


Portofino deserta è davvero meravigliosa. Odio la Portofino dei vip, quella dei motoscafi e delle boutiques. Ma se vai a Portofino in una brutta giornata d'inverno ne puoi scoprire la bellezza e l'armonia. Le casette che sembrano cascare in mare, la chiesa sulla collina a dominare il golfo, il piccolo faro del porto e i gozzi dei pescatori che si lasciano cullare dalle onde.

gozzi2

Resta il tempo per una birra e un pezzo di focaccia, per un pranzo molto ritardato, godendosi il silenzio mentre cala il buio.

04/11/07

A presto

burrasca

Non riesco a seguire il blog in questo periodo, almeno non quanto e come vorrei. Colpa di un periodo lavorativo molto intenso, che pare non si esaurirà in tempi brevi. E visto che a me fare le cose a metà non piace, preferisco fermarmi per un po'. Far passare la burrasca e magari riprendere il viaggio con nuova energia.
Sì perché in questo periodo mi sto anche domandando che cosa sia e a cosa serva il mio blog, se abbia un senso per me continuare a postare. Quello che ho detto tempo fa resta vero: grazie al blog ho migliorato la mia cucina, mi sono divertita, e anche le mie foto sono diventate più belle. Ma adesso sento che non sto più crescendo grazie al blog, che la mancanza di tempo unita alla necessità di "postare" comunque prevale sul contenuto e non mi soddisfa più.
Questa pausa spero mi servirà a capire anche un po' cosa voglio fare e come. Certamente non smetterò di cucinare e spero di continuare a migliorare e imparare grazie ai vostri blog, e alle persone con cui in questi mesi ho instaurato dei rapporti personali che considero preziosi.
Per adesso un saluto a tutti e, mi sento di dire, ci vediamo presto!

31/10/07

Colorare l'autunno

E scaldarlo di un arancio vivo, perché se i raggi del sole sono sempre più flebili, le giornate più corte e le vacanze più lontane, bisogna pur affrontare questa stagione con un minimo di ottimismo!
E così oggi - sarà anche l'effetto Halloween (ma anche no) - avevo voglia di un po' di colore. E se il colore è l'arancio niente di più facile. Le zucche la fan da padrone sui banchi del mercato, e le prime arance erano lì a guardarmi. E non ho saputo resistere.
Poi, la mia spesa si è arricchita pure di una bella palamita, che ho sfilettato e messo in freezer, ma ne ho tenuto da parte un filetto con cui ho preparato questa

Tartare di palamita all'arancia


tartaredipalamitaall'arancia

Ricetta semplice e veloce. Basta tritare a coltello la polpa di palamita, condirla con olio evo leggero, succo d'arancia, sale e pepe. Lasciar marinare una mezz'ora e servire.



E sempre con l'arancia ho profumato una vellutata di zucca, prendendo spunto da una raffinata ricetta di Elisa. Ho sostituito il riso con una patata, ho rinunciato alla decorazione e ho semplicemente unito il succo d'arancia a fine cottura e fuori dal fuoco, senza farlo ridurre a parte come suggerisce lei. Come dire: in questi giorni di stress lavorativo ho preferito non rinunciare neanche ad un milligrammo di vitamina C, sacrificando l'estetica e probabilmente il gusto. La mia vellutata è buona, ma la prossima volta voglio provare a seguire la sua alla lettera!

Buon week end lungo per chi lo fa. Io purtroppo no, ma domani è festa, e le previsioni dicono sole e vento. E il colore di domani sarà ancora una volta l'azzurro :-)

27/10/07

Oggi

ieri

Certo la foto non è delle migliori, ma la preoccupazione principale, in queste situazioni, è che la macchina fotografica non si faccia una bella doccia salata. E io di docce salate oggi me ne sono fatte un tot, docce di un'acqua non ancora gelida, accarezzata da un sole che sembra inaspettatamente essere tornato a scaldare l'autunno. Sono le docce che fanno ancora piacere, anche se di capelli in ordine non se ne parla, e nemmeno di tornare in porto con i vestiti asciutti. Ma è presto per le cerate e i berretti di pile. Il sole splende e l'azzurro del cielo fa dimenticare le piogge e il freddo dei giorni scorsi.
E poi c'è la tramontana (30-35 nodi davanti a Voltri in questa foto) che da un lato è qui a ricordarci che l'estate è ormai un ricordo, ma dall'altro concede al sole di illuminare ogni cosa di colori intensi e caldi.
La tramontana è un gran bel vento. Soffia dall'autunno alla primavera segnando la fine di ogni perturbazione. E' un vento fresco e secco che ripulisce la città dalla tipica cappa di umido dello scirocco, colora il cielo di un azzurro intenso e trasforma il mare in una distesa di pecorelle bianche e spumose. Ed è un vento che dà nuova energia, nuova vita, e spazza via le noie del quotidiano e le piccole preoccupazioni.
Guardare il mare ed ascoltare il rumore del vento. Lascare la randa all'arrivo di una raffica, per ricazzarla un attimo dopo. Osservare il volo dei gabbiani e seguirli, perché se si stanno posando proprio lì vuol dire che ci sono dei pesci. Veder saltare una leccia di una decina di chili, e augurarsi che non abbocchi al nostro piccolo amo. Scorgere le cime innevate delle Alpi marittime, e pensare che l'inverno, visto dal mare, non sarà poi così terribile.
Veleggiare nel mare deserto, perché i motoschifi, i charter e i milanesi in questa stagione già in mare non ci vanno più.
E sognare di partire senza meta, con una piccola barca di nove metri e una gatta al seguito, per essere davvero un tutt'uno con questa immensa distesa blu. Che se poi ad una certa ora si rientra in porto, che c'è la lavatrice da stendere, la gatta da nutrire e la cena da preparare, non è un problema. Restano i capelli arruffati, il sale sulla faccia, e una sensazione di intensa felicità. Resta un sogno nel cassetto, custodito con cura, da tirar fuori quando sarà il momento, che sia tra dieci, venti o trent'anni.

24/10/07

Baccalà con patate e peperoni

baccalapatatepeperoni

Finalmente, grazie a loste, sono riuscita a preparare il baccalà come si deve (grazie :-P). Che sul fatto che va cotto poco (al contrario di quello che suggeriscono molte ricette) c'ero arrivata anch'io, perché il pesce in generale vuole una cottura leggera, sennò diventa stopposo (oppure si squaglia, a seconda del tipo di cottura). Ma non essendo molto pratica di baccalà, l'altra volta era rimasto un po' troppo sapido. Un vero peccato, perché la ricetta di Viviana è davvero sfiziosa. Comunque questa volta, il mio filetto di baccalà (già ammollato) l'ho lasciato un paio d'ore sotto un filo d'acqua corrente. Nel frattempo ho preparato e cucinato le verdure, e ho aggiunto il baccalà solo negli ultimi minuti, dopo averlo leggermente infarinato e fatto dorare in poco olio.
Ecco la mia ricetta.

Ingredienti: 1 cipolla rossa, 3 patate, 1 peperone rosso e 1 giallo, peperoncino, 1 pomodoro, timo, una manciata di pinoli, 1 filetto di baccalà di circa 400g, farina, sale, olio evo.


Affettate sottilmente la cipolla e fatela appassire in una padella ampia con poco olio. Unite il peperoncino, le patate sbucciate e tagliate a fette, e il pomodoro sbollentato, pelato e fatto a tocchetti. Salate e cuocete finché le patate non saranno quasi cotte (io ho aggiunto un pochino di brodo vegetale).
Nel frattempo cuocete sulla fiamma i peperoni, poi togliete la pelle e tagliateli a striscioline. Uniteli alle patate insieme ai pinoli e al timo. Cuocete ancora per una decina di minuti, Aggiustate di sale e spegnete il fuoco.
Togliete la pelle e le lische al baccalà, che avrete lasciato un paio d'ore sotto un filo d'acqua corrente. Asciugate il filetto, tagliatelo a pezzetti e infarinateli. Fate cuocere il baccalà in una padella in cui avrete messo un cucchiaio d'olio evo. Dovete farlo dorare appena (qualche minuto per lato, a seconda dello spessore del filetto). Ora riaccendete il fuoco sotto le verdure e unite i pezzetti di baccalà. Cuocete per cinque minuti, impiattate e servite con un filo d'olio e altro timo fresco.

22/10/07

Bucatini alle alici piccanti

bucatinialicipiccanti

In questi giorni ho purtroppo poco tempo da dedicare alla cucina ma, visto che mangiare bisogna mangiare (e le pizze sotto casa fanno schifo, diciamolo), la soluzione è semplice quanto banale: pasta!

Personalmente, devo dire di non essere affatto un'amante incondizionata del piatto nazionale, forse a causa di qualche trauma infantile (la pasta a casa mia era sempre troppo cotta e si condiva esclusivamente col pomodoro o col pesto, e a me questa cosa annoiava mortalmente, visto che poi mia madre per altre cose è un'ottima cuoca!).
Però, facendo di necessità virtù, credo di aver tirato fuori alcuni primi veloci e interessanti, scegliendo come prima cosa una pasta di qualità. Eh sì, perché nelle ultime settimane per la pasta sto facendo un mutuo da EVO (un negozio del centro di Genova specializzato in paste, oli d'oliva e condimenti) ma devo dire che ne vale la pena, visto che (a parte qualche dolcetto) è l'unica cosa che metto in tavola. E quindi: paccheri di Gragnano, spaghetti alla chitarra Latini Senatore Cappelli, pennette Latini al farro e via così.
Tra i miei acquisti, a questo giro, c'era anche un bel pacco di bucatini Cocco, che ho deciso di condire con delle alici fresche e poche altre cose.

Ingredienti: 200g di bucatini Cocco, pangrattato, aglio, erbette fresche (basilico, prezzemolo, timo), peperoncino, olio evo ligure, alici fresche (diciamo 5 a testa, pulite), un limone biologico, sale.

Scaldate un paio di cucchiai d'olio in una grande padella, unite il pan grattato, l'aglio tritato, le erbette e la scorza di limone e fate dorare leggermente. Poi aggiungere le alici. Fate saltare un paio di minuti e spegnete il fuoco (le alici non saranno ancora completamente cotte). Salate e cospargete col peperoncino tritato. Cuocete i bucatini, scolateli e fateli saltare per un minuto nella padella con le alici, che a questo punto saranno cotte a puntino. Spegnete il fuoco e completate il piatto con il succo di limone e un po' di prezzemolo tritato. Impiattate e servite.
E' un piatto velocissimo e semplicissimo, ma è una delle migliori paste che ho mangiato ultimamente.

20/10/07

Cavoletto's scones

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Ovvero come cercare di coccolarsi in un week-end un po' triste, visto che il pranzo tanto atteso con lei è saltato all'ultimo momento e – giusto per infierire sul mio umore – è arrivato un freddo micidiale.

Ma non è tutto. L'ho già detto e ridetto che sono una pasticciona, no? Lo sapete che fine ha fatto il mio cucciolo di lievito madre? L'ho ucciso. Senza pietà. Pasticciando di nuovo col forno. Al contrario di quello che è successo qui, questa volta anziché accendere il forno a 20° dopo il rinfresco, giusto per dargli un aiutino col freddo che c'è in casa, la manopola l'ho messa a 180°. E addio pane col lievito madre, almeno per un po'.
Sto ricominciando da zero e, nel frattempo, mi leggo con attenzione i preziosi consigli di Mara su lievito madre e panificazione. Le sue schede sono secondo me assolutamente da non perdere, se volete imparare a fare il pane come si deve.

Ma intanto per la colazione del week-end ho preparato gli scones che Sigrid consigliava vivamente di provare. L'ho fatto, e devo dire che sono davvero buoni :-) La ricetta la trovate qui. Io ho solo aggiunto un po' di prugne secche a pezzetti e qualche pinolo.

Le attività consolatorie proseguiranno stasera con la visione (finalmente!!) di Rataouille, e domani con gitarella in barca e premiazione della regata vinta domenica scorsa. Avrei tanto voluto che Lory mi accompagnasse, ma spero - anzi sono sicura - che ci saranno altre occasioni.
Un abbraccio e un in bocca al lupo a Lory e un buon gelido week-end a tutte/i :-)i

16/10/07

World Bread Day (Ce l'ho fatta!!)

Non sapete quanto sono felice di riuscire a postare il mio pane in tempo per il World Bread day. Eh sì perché per una serie di incidenti ( foto dimenticate o pane venuto un po' troppo colorito, come questo qui) pensavo proprio che non ce l'avrei fatta. E mi dispiaceva parecchio, visto che proprio in questo periodo mi sono messa a coccolare la mia giovane pasta madre, e devo dire che nonostante l'inesperienza e i mille timori, già a partire dal primo pane che ho fatto qualche giorno fa le soddisfazioni non sono mancate.
Ed eccolo qui, l'ultimo pane partorito oggi, un po' di corsa e con la farina che avevo in casa. Ma la differenza si vede, no?

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Per farlo mi sono limitata a impastare la mia pasta madre con il doppio di farina 00, un cucchiaio d'olio, 1 cucchiaino di sale e via a lievitare per parecchie ore (tipo 5-6). Mi sembra di capire che con la pasta madre i tempi di lievitazione siano più lunghi, tanto più che stamattina la pasta veniva direttamente dal frigo, mentre nei precedenti esperimenti la toglievo dal frigo la sera prima, come spiega bene stelladisale. Cmq direi che è venuto bene, forse il migliore che ho fatto. Questa volta, a differenza delle altre, ho cotto a 180°, così non ha preso troppo colore.
Posso dire ancora una volta quanto sono contenta del mio pane e di tutto quello che sto imparando grazie al blog? Forse divento noiosa :-P Comunque, visto che in tema di panificazione novellina sono e novellina resto, ben vengano consigli e trucchi, che sarò contenta di testare.

Tra l'altro, in questi giorni stavo proprio pensando a quanto sarebbe bello organizzare dei veri e propri laboratori virtuali sui nostri blog, per affrontare temi specifici, imparare tecniche di base e procedimenti. Per ora la butto così... Se interessa potremmo lavorarci e studiare un modo per realizzarli. Che ne dite?

Nota per gli interessati al lievito madre: di metodi ne ho letti tantissimi in rete, ma io ho seguito quello delle sorelle Simili, che partono da 200g di farina, un cucchiaio di miele, uno di olio e 100g di acqua. Se non avete il loro prezioso libricino, il procedimento lo trovate qui.

15/10/07

Pasta, broccoli e colatura

pastabroccoliecolatura

Della colatura di alici ne ho già parlato qui e qui . Per un'amante del pesce in generale - e dell'acciuga in particolare - come me, è stata una scoperta recente quanto folgorante. Paste, bruschette, insalate di pomodori e mozzarella, condimento leggero per pane e burro. La colatura come il prezzemolo. Anzi meglio :-))
Quest'estate me la sono portata in barca ed è scoppiato definitivamente l'amore: non solo non presenta nessun problema di conservazione, ma è davvero preziosa per dare tono e sapore ad una pasta coi pomodorini e, come testimonia il livello di liquame rimasto nel boccettino, per lanciarsi in mille altri esperimenti di cucina semplice, veloce e/o d'emergenza.
Qualche giorno fa sulla colatura ho letto un bel post di Mara, che l'ha usata per condire una semplice insalata di radicchio (assolutamente da provare).
Per quel che mi riguarda, l'ultimo must in fatto di colatura è diventato da qualche settimana questa pasta e broccoli, che i broccoli sono più facilmente propinabili al consorte rispetto al cugino cavolfiore, soprattutto se proposti sotto forma di pasta.

Ingredienti: 200g di penne o rigatoni, 300g di broccoli puliti, 1 spicchio d'aglio, 1 peperoncino tritato, 1 cucchiaio di pinoli, 1 cucchiaio di uvetta ammollata, 1 cucchiaio di colatura, pecorino sicilano al pepe (non stagionato) grattugiato (oppure altro pecorino non troppo sapido e staglionato)

Fate sbollentare i broccoli in acqua per 5 minuti. Raffreddateli e divideteli in cimette. Scaldate una padella con un paio di cucchiai d'olio, unite l'aglio e il peperoncino tritato (senza farli bruciare), poi aggiungete i pinoli e l'uvetta, che deve gonfiarsi un po'. Versate nella padella i broccoli, salate leggermente e portate a cottura (ci vorranno altri 5-10 minuti). Fate cuocere la pasta salando pochissimo l'acqua, scolatela e mantecatela nella padella con i broccoli. Spegnete il fuoco, unite un paio di cucchiai di pecorino e mescolate. Aggiungete, infine, un cucchiaio di colatura (per due – oppure andate a gusto ma senza esagerare), impiattate e servite.

11/10/07

Cake di zucca e cocco profumato al cardamomo

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Questa fanciulla qui, con i suoi bellissimi muffins speziati, mi ha fatto venir voglia di ricomprare il cardamomo, spezia che usavo tanto in passato per preparare dei meravigliosi dolcetti indiani a base di cocco e latte (prima o poi li farò, ma ci vuole il cocco fresco e tanto tempo...). Così, ho deciso di unire la mia voglia di spezie con altri esperimenti con la zucca. Questo cake è una variante di un cake alle carote e cocco che faccio spesso, ma il profumo del cardamono lo rende davvero speciale.
Purtroppo c'è stato un piccolo incidente col forno, acceso a 20° anziché a 180°, per cui il cake non è cresciuto come avrebbe dovuto (ho dovuto tirarlo fuori e ricominciare da capo) Ma, non posso considerarlo un ciofeca's day, in quanto, è davvero buonissimo! Preriscaldate per bene il forno, provate e ditemi!

Ingredienti: 200g di polpa di zucca (cotta precedentemente in forno), 100g di farina, 75g di farina di cocco, 40g di burro fuso, 2 uova, 10g di lievito, 100g di zucchero, 1 pizzico di cannella, i semini di due bacche di cardamono pestati in un mortaio, sciroppo di zucchero e altra farina di cocco per cospargere il cake.

Schiacciate la polpa di zucca cotta nello schiacciapatate, unite la farina setacciata, la farina di cocco, il lievito e il burro e mescolate. Sbattete le uova con lo zucchero e unite al resto. Aggiungete infine le spezie e mettete nello stampo da cake. Preriscaldate il forno a 180° e cuocete per una mezz'ora. Fate intiepidire, spennellate leggermente con uno sciroppo di acqua e zucchero e cospargete con la farina di cocco.

10/10/07

Crumble di cavolfiore

crumblecavolfiore

"Bello...Che cos'è?" dice lui. Ehm... "Tu assaggia e vedrai che ti piace!" gli rispondo io, mentre con apparente indifferenza osservo timorosa le reazioni. Demolita e apprezzata la crosta croccante (ma fin qui era facile, diciamolo), la scoperta del cavolfiore nascosto, cremoso e filante, non è stata poi così traumatica. Il "buono..." che gli è uscito a metà piatto, sono quasi certa che fosse sincero, anche se il tono della voce non era esattamente lo stesso di quando ho fatto la mousse au chocolat. Vabbè, non si può pretendere troppo da chi cavoli & co. proprio non li ama, no?

Era un po' che volevo fare un crumble, dopo averne sentito tessere entusiastiche lodi dagli Scribacchini. Certo, non sarà proprio il modo migliore per far rifornimento di vitamina C (che mi servirebbe tanto, visto che non ho ancora perso il vizio delle sigarette), però è davvero golosissimo!

Ingredienti: 1 cavolfiore, 150g di brie (o taleggio), 60g +30g di burro, 80g di farina, 1 cucchiaio di semi di sesamo, 60g +15g di parmigiano grattugiato, sale, pepe, noce moscata.


Pulite il cavolfiore, dividetelo in cimette e cuocete a vapore lasciandolo croccante. Preparate le briciole del crumble con il burro morbido, la farina, il sesamo e il parmigiano e tenete in frigo. Schiacciate il cavolfiore con una forchetta e conditelo con 30g di burro, un cucchiaio di parmigiano, il brie a pezzetti, sale, pepe e un pizzico di noce moscata. Mettete nella pirofila o nelle coccottine e sopra fate uno strato con le briciole. Infornate a 180° per circa 20 minuti, finché la crosticina diventa dorata. Servite subito!

09/10/07

Lasagne di mare al curry

Diciamo subito che queste lasagne sono una sorta di prova generale per un pranzo a cui tengo molto, che dovrò preparare tra un paio di settimane (e chi vuole intendere intenda :-P)
Il pesce ideale che ci vorrei dentro sarebbe l'ombrina, (oppure la ricciola). I gamberi invece, se non ci sono intolleranti ai crostacei secondo me van sempre bene, anche solo sull'ultimo strato, visto che sono certamente più decorativi della polpa di pesce bianco. Ma queste lasagne, essendo una prova, le ho preparate con avanzi di congelatore, tanto la sfoglia quanto il pesce (salmone e gamberoni). Per questo le dosi sono un po' a occhio. Per due calcolate circa 200g di pesce, una decina di gamberoni e 6 rettangoli di pasta.

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Ingredienti: sfoglia per lasagne, burro, farina, latte, curry, noce moscata, sale, olio, miele, aglio, prezzemolo, pepe, vino bianco, salmone (o pesce a carne bianca), gamberoni.

Preparate le sfoglia come fate di solito, sbollentatela e mettetela ad asciugare. Preparate la besciamella (anche questa direi che tutti la sanno fare) e aggiungete alla fine un cucchiaino di curry in polvere, un pizzico di noce moscata e il sale. Marinate il pesce e i gamberi con uno spicchio d'aglio e un pizzico di zenzero tritato, un cucchiaio di miele, sale e pepe. Fate poi scottare sia il pesce che i gamberi – ma separatamente – in una padella con un cucchiaio d'olio e una spruzzata di vino bianco. Il pesce non deve essere cotto a puntino, ma appena scottato, in quanto dovrà terminare la cottura in forno. Tagliate orizzontalmente i gamberi, e tritate grossolanamente la polpa del salmone. Conservate il sugo prodotto in cottura.

Ora preparate le lasagne versando sul fondo della teglia un po' di besciamella. Disponete il primo strato di pasta, un po' di besciamella, metà dei gamberi, poco prezzemolo tritato e un metà del sughetto del pesce. Ora fate un secondo strato con pasta, besciamella, salmone, prezzemolo e sughetto. Proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti. Terminate con uno strato di pasta, un velo di besciamella e un paio di gamberi che avrete lasciato interi e non scottati. Ancora, poco prezzemolo, un filo d'olio e via in forno per circa 15 minuti.
Ne sono uscite delle lasagne dal sapore delicato ma non stucchevole, grazie alla presenza del curry. Come prova generale, mi ritengo soddisfatta! Spero che piacerà altrettanto ai miei ospiti, ma questo lo saprò solo dopo il 21 ottobre.

07/10/07

Linguine con melanzane, pomodori pachino e alici gratinate

linguinealici


Quasi quasi non mi riconosco più. E' passata quasi una settimana dall'ultima ricetta di pesce che ho postato e – cosa ben più grave - dall'ultima volta che l'ho mangiato! Sarà per questo che negli ultimi giorni non ero esattamente di buon umore.
Ma non si poteva andare ancora oltre. Così ieri, prima della tanto auspicata giornata in barca, sono riuscita a trovare delle belle alici fresche. Premesso che a me le alici piacciono soprattutto marinate (poco) con olio e limone, avevo bisogno stavolta di una ricetta, che fosse anche un piatto unico, visto che il tempo per cucinare non era tantissimo.
Così ho fatto felice il fidanzato che vivrebbe di pasta, e ho messo insieme un piatto leggero ma molto gustoso.

Ingredienti: 1 melanzana, 10 pomodori pachino, 1 manciata di capperi, 250g di alici, pangrattato, scorza di limone grattugiata, aglio, olio, peperoncino, prezzemolo e basilico fresco, 200g di linguine.


Per il sugo. Sbucciate la melanzana, tagliatela da dadini e cospargetela di sale grosso. Lasciatela una mezz'ora a scolare, poi sciacquate e strizzate per i dadini. Mettete due cucchiai d'olio in una padella con uno spicchio d'aglio e un peperoncino tritato. Unite la melanzana, salate e cucoete per una decina di minuti. Nel frattempo sbollentate i pomodorini, sbucciateli e tagliateli a metà, privandoli dei semi. Unite i pomodori alle melanzane, aggiungere i capperi dissalati e proseguite la cottura per altri 10 minuti.
Nel frattempo pulite le acciughe e privatele della lisca centrale, senza separare i due filetti. Tostate il pangrattato, poi mescolatelo con la scorza di limone, uno spicchio d'aglio tritato, un po' di peperoncino tritato, prezzemolo, un pizzico di sale e l'olio sufficiente a "bagnare" il pangrattato. Con questa panatura ricoprite le alici da entrambi i lati. Preriscaldate il forno a 180° e cuocete le alici per 4 minuti.
Ora fate cuocere le linguine. Scolatele con un paio di minuti di anticipo e mantecatele nel sugo di melanzane e pomodori, con l'aiuto di un po' di acqua di cottura. Spegnete il fuoco e aggiungete qualche foglia di basilico tritato. Impiattate e disponete i filetti di alici sopra la pasta. Completate con un un filo di olio evo extra buono: io ho usato il Pianogrillo e mi è sembrato perfetto.

05/10/07

Ceci in zimino

I ceci in zemin, che poi a casa mia questo piatto si è sempre semplicemente chiamato zuppa di ceci, sono una delle minestre più antiche della cucina genovese. E' un piatto popolare, nel senso che potevano permetterselo anche le famiglie povere, ed era uno dei piatti più frequentemente cucinati nei giorni di magro, vale a dire il venerdì o nei giorni di Quaresima. Si serviva con crostoni di pane arrostito, ma ci si può anche cuocere insieme della pasta. Richiede una lunga cottura, ma i profumi che si sprigionano dalla pentola nell'ultima mezz'ora sono per me più che sufficienti a ripagarmi del tempo della preparazione.

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Ingredienti: 400g di ceci secchi, 2 pomodori freschi pelati, 1 cipolla, 1 gambo di sedano, 1 carota, 20g di funghi secchi, qualche foglia di bietola (io abbondo), sale, olio, pepe nero macinato.

La sera prima mettete i ceci a bagno nell'acqua fredda con un pizzico di bicarbonato. La mattina dopo, sciacquate i ceci e metteteli in una pentola capiente con abbondante acqua. Cuocete per un'ora e mezzo - due ore, fino a che i ceci saranno quasi teneri. Nel frattempo tritate la cipolla, il sedano, la carota e mettete a rinvenire i funghi in poca acqua. Poi tritate anche i funghi, conservando l'acqua. Secondo la ricetta tradizionale tutto va tritato finemente, ma io preferisco fare a pezzetti più grossi la carota e i funghi, perché mi piace "vederli" nel piatto. In una padella fate soffriggere la cipolla, il sedano, la carota e i funghi, poi unite il pomodoro a pezzetti, salate e fate cuocere per 10-15 minuti, unendo un po' dell'acqua di ammollo dei funghi. Aggiungete il soffritto ai ceci. Aggiustate di sale e unite anche le foglie di bietola (andrebbero tagliate a striscioline ma andrebbero tagliate intere. Cuocete il tutto per una mezz'ora. Servite con pepe macinato e un filo d'olio crudo

04/10/07

Focaccia genovese (?)




Parlare della focaccia genovese non è facile. E' una specie di cibo simbolo della città, esattamente come la Lanterna. Sulle origini e sulla storia rimando direttamente alla Placida Signora, che ne ha scritto molto bene qui. Oltre ad essere un "mito", c'è da dire che la focaccia è a Genova un alimento base, come e più del pane. I genovesi la consumano a tutte le ore della giornata. A colazione, rigorosamente pucciata nel caffellatte (per questo nei bar viene servita tagliata in pratiche striscioline), magari farcita come pranzo veloce, come spezzafame e merenda dei bambini, fino all'aperitivo tagliata a cubetti per accompagnare un bicchiere di vino. E poi, ci sono i giovani nottambuli, che dopo aver fatto nottata, vanno a bussare alla porta sul retro del panettiere amico, che ha già pronta per loro la sua prima focaccia della giornata.
Soprattutto d'estate,poi, non è raro vedere orde di turisti che fanno la coda davanti ai panifici e ne ordinano a chili, per farne provvista. Nella maggior parte dei casi sbagliano perché oggi molti panifici utilizzano una lievitazione troppo rapida, che fa si che la focaccia perda la sua croccantezza e la sua fragranza nel giro di poche ore. Non dappertutto e non sempre, certo. Ma poi la focaccia più buona è proprio quella appena uscita dal forno, aspettando giusto il tempo sufficiente per non scottarsi :-)
Altra nota negativa, è la pessima abitudine che si è diffusa nel tempo di aggiungere strutto all'impasto, che nella focaccia genovese proprio non ci deve stare! Fondamentale a far cambiare rotta, in questi ultimi anni, è stata la presenza sempre più massiccia di immigrati musulmani, molto attenti alla presenza nascosta del maiale. Per cui, molto più di dieci anni fa, è facile, soprattutto in centro storico, trovare della focaccia buona, preparata in modo tradizionale.

E adesso veniamo alla mia focaccia... che di "genovese" ha solo il fatto di avere pochi e semplici ingredienti (farina lievito , sale, olio evo), e un indiscutibile buon sapore di olio d'oliva. Ma qualcosa non va: continua a seccarsi troppo, effetto che stavolta ho cercato – in parte riuscendoci – di limitare spennellando una seconda volta di olio e acqua, qulche minuto prima del termine della cottura.
Insomma, questa focaccia era buona, ma non abbastanza morbida, come quella che fa ad esempio questa signora qui. Se qualcuno ha dei trucchi o consigli da darmi, sarò lieta di testarli.

Ingredienti: 300g di farina, 6g di lievito, 6 grammi di sale, 1 cucchiaio d'olio, + acqua olio e fleur de sel da mettere sopra.

Preparate l'impasto con gli ingredienti di cui sopra. Formate una palla liscia ed elastica e mettetela a lievitare in posto tiepido fino al raddoppio (io faccio lievitare in forno spento. per circa 1 ora e mezza), direttamente sulla teglia unta d'olio. Riprendete la pasta e stendetela sulla teglia (assicurandovi che sia sufficientemente unta) con le mani. Con queste quantità ho riempito di uno strato piuttosto sottile la teglia del mio forno. Fate lievitare un'altra ora, dopodiché praticate con le dita dei buchi nell'impasto, fin quasi a rompere la pasta e riempiteli con un mix di acqua e olio in parti uguali, e abbondante sale grosso (io uso il fleur de sel). Fate riposare un altra ventina di minuti e infornate in forno molto caldo (240°) fino a doratura (nel mio forno sono sufficienti 15 minuti).

02/10/07

Strudel di mele




Se n'è scritto tanto, nei giorni scorsi, di che cosa sia o non sia un blog. Di che cosa si può o non si può fare con un blog, di quanto i blog siano la verità assoluta, e di quanto invece siano fatti da una massa di incompetenti.
Ho letto tanto e scritto nulla su quest'argomento, perché considero questo tipo di polemiche abbastanza sterili. Credo semplicemente che ognuno abbia diritto di andare per la sua strada, che non esistano vincoli, se non quelli personalissimi di ciò che ognuno di noi vuole trasmettere agli altri con il proprio blog.
Ma non sopporto le generalizzazioni e non mi piace sentir parlare della comunità dei blogger. Senza rispolverare vecchie nozioni di sociologia, penso che il blog sia semplicemente uno strumento, che ognuno usa come meglio crede.

Quello, invece, ho voglia di raccontare qui, è che cos'è il blog per me.
Il mio blog è nato come un gioco, meno di un anno fa, semplicemente perché mi sono ritrovata un po' di tempo libero, e ho pensato di usarlo per raccontare una delle mie passioni.
In questi mesi, poi, è diventato tante cose: luogo di divertimento, qualche volta di incazz...., luogo di incontro, di chiacchiere e qualche volta di amicizia. Ma, al di là dei incontri che si possono fare grazie a questo strumento, il blog è stato ed è per me un laboratorio, grazie al quale ogni giorno imparo e condivido qualcosa di nuovo, che si tratti di una ricetta, di un trucco da chef, di un nuovo libro da leggere o di un approccio alla vita e al mondo diverso dal mio.


Finita la pappardella, ecco finalmente (per me!) la ricetta dello strudel di mele, merito di un'amica che mi ha fornito la ricetta della sua pasta da strudel. Davvero leggera e perfetta: grazie Stelladisale!!
La ricetta della pasta la trovare da lei.


Ingredienti per il ripieno: mele, zucchero di canna, uvetta, pinoli, pangrattato, burro fuso, succo di mela, cannella (io ho utilizzato un mix di spezie regalatomi da Lory, con cannella, noce moscata, anice stellato, coriandolo ecc...)

Per la pasta, impastate la farina setacciata con un pizzico di sale, un pizzico di bicarbonato, 2 cucchiai d'olio e tanto vino bianco per ottenere un impasto liscio ed elastico. Coprite e fate riposare. Tostate il pangrattato nel burro, e preparate altro burro fuso. Stendete la pasta molto sottile. Spennellate col burro, poi fate uno strato di pangrattato e uno di mele tagliate a fettine sottili. Sopra le mele cospargete lo zucchero di canna, l'uvetta (che avrete sciacquato in acqua tiepida e tenuta un po' a bagno nel succo di mela), i pinoli e la cannella. Richiudere lo strudel e sigillate un po' i bordi, per evitare che il ripieno scivoli all'esterno.
Spennellate la superficie con il rimanente burro fuso, e cuocete in forno già caldo a 180° per 25-30 minuti. Spolverizzate con zucchero a velo, tagliate e servite!

01/10/07

Strudel rapido di salmone e zucchine



L'aggettivo rapido si riferisce unicamente all'utilizzo della pasta sfoglia pronta, perché a preparare questo strudel ci metterete comunque più di un'ora. Il fatto è che, detto sinceramente, la pasta da strudel non la so proprio fare! Ho provato un paio di ricette che non mi hanno soddisfatto, così per stavolta sono andata sul sicuro.
Se poi qualcuno di voi ha una ricetta soddisfacente (anzi, buona!) per fare la pasta, sarò molto felice di provarla.

Ingredienti: 1 rotolo di pasta sfoglia, 300g di zucchine, 200g di filetto di salmone pulito e privato della pelle, 80g di burro, pangrattato, semi si sesamo, sale, pepe nero, olio, basilico.

Per prima cosa preparate le zucchine. Affettatele per il lungo e grigliatele, oppure cuocetele in forno. Io, da un po', ho preso l'abitudine di cuocerle - spennellate di olio e sale - in forno a 190° per 15-20 minuti, perché il risultato mi soddisfa di più.
Fate tostare leggermente il pangrattato e il sesamo con metà del burro e preparate a parte dell'altro burro fuso.
Stendete la pasta, spennellatela con il burro e aggiungete uno strato di pangrattato. Salate leggermente, mettete uno strato di zucchine, il basilico spezzettato,poi il salmone (io ho diviso il filetto in due per fare un unico strato sottile). Pepate e arrotolate a strudel. Spennellate la superficie con il rimanente burro fuso e cuocete a 180° per circa 20-25 minuti.
Fate intiepidire, tagliate e servite!


Note:
1) quella roba bianca che si vede al centro della foto non è mozzarella. E' il semplice risultato della mia pigrizia domenicale. Avendo quasi esaurito il burro fuso, infatti, ho messo sopra il salmone qualche fiocchetto di burro. Saranno stati 10g in tutto, ma dalla foto sembra un'enormità. In ogni caso, dopo averlo assaggiato, direi che quel burro lì è superfluo.

2) Se avete un fidanzato/amico/commensale che ama particolarmente i dolci e, in particolare, lo strudel di mele, presentate questo strudel già ben tagliato, in modo che sia assolutamente chiaro che non è un dolce. Eviterete di leggere la delusione nei suoi occhi, e di sentirvi un tantino in colpa :-P
Superato il fraintendimento iniziale, questo strudel è poi stato apprezzato e divorato :-)

29/09/07

Paccheri al polpo (+ piccola riflessione)



Ero un po' indecisa se postare o no questa ricetta.
L'ho preparata alcuni giorni fa. La pasta era ottima, la foto decente, e il passo successivo, naturalmente, era quello di pubblicarla sul blog.
Poi, però, trovando finalmente un blog che cercavo da un po', che è quello di Mara-Il cuore è una frattaglia (che non conosco personalmente ma di cui mi hanno parlato molto bene alcune amiche-bloggers), trovo questo interessante post di critica sulla nuova tendenza dilagante del cuocere la pasta come il riso, facendole assorbire l'acqua di cottura, da cui il neologismo risottare.
Leggo e rileggo il post. Rifletto, annuisco. Leggo i commenti. Rifletto ancora. In effetti...

Copio-incollo da post di Mara:
"Se il riso non si lessa, ma in tutte le culture viene cotto facendogli assorbire esattamente solo l’acqua necessaria, ci sarà pure un motivo. Il riso è infatti un cereale intero, un chicco molto ricco di amido che richiede questo trattamento per assorbire il condimento (potremmo anche aggiungere che cucinato così permette di evitare dispersione di nutrienti e di risparmiare acqua, nonchè di essere mangiato con le mani o con le bacchette). In Italia facciamo il risotto. In Italia facciamo anche la pasta. Che non si fa come il risotto. La pasta, a differenza del riso è il risultato di una lavorazione, un manufatto che si presenta secco e ha bisogno di essere lessato in abbondante acqua e poi mantecato. I tempi di durata di queste due operazioni sono variabili e dipendono dalla qualità della pasta, dal suo formato e dal condimento. Normalmente con un buon prodotto artigianale è sufficiente terminare la cottura in padella e mantecare a fuoco vivo per un paio di minuti".

A dire il vero, questa tecnica del risottamento è per me una scoperta recente e la sto utilizzando, di tanto in tanto, per i sughi di pesce, perché - soprattutto usando l'acqua di cottura del pesce, o un brodo fatto ad hoc con gli scarti - mi sembrava che il risultato fosse ottimo, soprattutto con la pasta lunga e scivolosa. Concordo con il commento de loste, che parla di un rischio di stressare il sugo. La mia soluzione, qui per esempio, è stata di tenere da parte il pesce già scottato, e riunirlo solo a cottura della pasta ultimata. Altra critica letta è che il risottamento aumenterebbe la sapidità del piatto. Certamente è vero. Ma in questo caso credo sia sufficiente regolarsi per tempo.
Sta di fatto che questi paccheri, se non li avessi risottati per qualche minuto, secondo me non avrebbero assunto questo colore e questo sapore. Ho tenuto la cottura del sugo volutamente un po' "lunga" affinché si restringesse insieme alla pasta. Forse il merito è della qualità della pasta, e non mio, ma il risultato a me ha soddisfatto molto.
Quindi incollo qui la mia ricettina, di cui andavo tanto fiera, ripromettendomi però di fare al più presto la controprova, con la serena consapevolezza che di cose da imparare ne ho davvero tante :-)

Ingredienti: 1 polpo piccolo di circa 400g, 1 acciuga dissalata, aglio, vino bianco, 400g di polpa di pomodoro, peperoncino, capperi dissalati, 200g di paccheri di Gragnano.

Pulite il polpo. Mettete 2 cucchiai d'olio in una pentola col fondo spesso. Unite l'aglio intero e l'acciuga e il peperoncino. Aggiungere il polpo tagliato a pezzi, rosolate un paio di minuti, sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco. Poi unite la polpa di pomodoro e i capperi dissalati. Coprite e cuocete per circa 20 minuti, finché il polpo non è tenero. Assaggiate e aggiustate di sale poco prima di spegnere. Cuocete i paccheri in abbondate acqua poco salata. Scolateli dopo circa 8 minuti e metteteli nella pentola col polpo, terminando la cottura direttamente nel sugo, con l'aiuto di un po' di acqua di cottura della pasta.

Nota importante: Sono una pasticciona, e il post che avete appena letto lo conferma. A mia discolpa, posso solo dire che sono un'autodidatta in cucina, che conosce poco le tecniche di base e, ancor meno, il lessico culinario :-P
E questo blog, oltre ad essere un divertimento, è per me un modo di migliorare e imparare. Leggete i commenti qui sotto e capirete di cosa sto parlando. Come chiarisce Mara, infatti, quando la pasta termina la cottura in padella, viene "mantecata". Il verbo è, quindi, mantecare, non "risottare". A questo punto, direi che la mia ricetta segue un procedimento corretto, mentre il mio lessico culinario ha senza dubbio bisogno di essere perfezionato :-P Ringrazio Mara (e Sigrid) per avermi chiarito le idee :-)

27/09/07

Moelleux au chocolat



Chissà da dove mi esce tutta questa voglia di cioccolato, a me che il cioccolato continua a non fare impazzire. Sarà che la temperatura è passata da 22° a 12° gradi. Sarà che piove, sarà che è arrivato l'autunno e io non ci trovo nulla di romantico nelle foglie che cadono.
Sarà che poi seguirà l'inverno, e ogni anno il freddo lo sopporto di meno. Sarà che questo weekend niente barca, niente mare, e tocca aspettare un'altra settimana, sempre che il tempo sia clemente. Sarà che odio tirar fuori i vestiti pesanti, e che non so dov'è finito il mio berretto preferito, e non ho ancora fatto scorta di collants, perché fino a ieri andavo in giro in sandaletti. Sarà.
Resta il fatto che la depressione da freddo oggi ha colpito pesantemente tutta la famiglia, con fidanzato insolitamente lamentoso e gatta che non ne vuol sapere di dormire almeno sopra le coperte.
Per tirarci un po' su ho optato per un moelleux au chocolat, da mangiare tiepido tiepido, sotto una copertina di pile e davanti ad un film consolante, che il cinema lo rimandiamo a domani, che magari almeno non piove...

Ingredienti: 100g di cioccolato extra-fondente, 100g di burro, 2 uova, 50g di farina, 2g di lievito in polvere, 50g di zucchero, 6g di cacao amaro.


Fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il burro. Sbattete le uova con lo zucchero, e unite la farina setacciata, il lievito e il cacao. Unite piano piano anche il cioccolato con burro. Versate in uno stampo antiaderente col bordo rimovibile. Se non lo preparate subito mettetelo in congelatore. Sennò mettetelo in forno preriscaldato a 220° per circa 7 minuti (9 se lo avete congelato). Rimuovete il bordo e mangiate il tortino tiepido, con due cucchiaini...
Potete accompagnare con panna leggermente montata, o con una salsina di lamponi e zucchero frullati, o gustarvelo così com'è.

26/09/07

8 cose su di me


Gaietta, Loste e Tulip mi hanno invitato a questo meme. Scopo del meme è raccontare otto fatti "miei", e invitare altre 8 persone a fare lo stesso. Cominciamo:


1) Non mi sono mai piaciuti panettoni e colombe. A me, da piccola, piaceva solo il pandoro e per farlo capire ai miei genitori, davanti ad un panettone mi limitavo a asportare chirurgicamente tutta la copertura di zucchero e mandorle (ovviamente non solo della mia fetta), con il risultato che quel panettone non poteva essere più servito ad eventuali ospiti. Il peggio, però, accadeva quando sulla tavola compariva il panettone genovese, che non ha copertura, ma ha una golosissima farcitura di uvetta e pinoli. Lo scempio natalizio era comunque garantito.


2) Sempre da bambina, non mangiavo il formaggio. Ma mi piacevano da impazzire le croste: dalla fontina ai pecorini di varia stagionatura, non appena rimanevano sul piatto dei miei, io le rubavo e le divoravo, con o senza cera, al punto che mia madre doveva togliere le croste prima di mettere in tavola i formaggi, per timore di germi, conservanti e quant'altro. Quando poi, è arrivato in casa il forno a microonde è stata l'apoteosi: potevo "domare" anche le durissime croste del parmigiano, che sono diventate le mie preferite! Solo molto più tardi ho scoperto che le croste di parmigiano sono anche meglio se messe nel minestrone. Adesso che il formaggio lo mangio, le croste le tengo per ultime, come il boccone più prelibato!


3) Ho fatto la comunione in prima elementare. Mi ricordo che le insegnanti di catechismo ci dicevano che non bisognava assolutamente masticare l'ostia, perché era il corpo di Gesù. Accidentalmente, alla prima comunione l'ostia mi rimase attaccata al palato, per cui per forza dovetti staccarla e masticarla... Ricordo che sono uscita dalla chiesa che piangevo, convinta di aver commesso chissà quale peccato. Probabilmente è lì che ho deciso che sarei diventata atea: non si può credere e amare qualcosa o qualcuno che ti terrorizza!


4) Ammiro tantissimo la professionalità dei camerieri, e il distacco (professionale, appunto) con cui riescono a gestire le situazioni più assurde. Io, appena laureata, ho fatto la cameriera per qualche mese, in un ristorante di medio livello della mia città. Medio livello, dal più punto di vista, significava pieno di signori e signore "bene", assolutamente insopportabili. Una sera, però, un noto manager genovese venne a cena al ristorante con la sua "fidanzata" thailandese (che non parlava italiano) e con alcuni "amici", con cui continuavano a scambiarsi battute tutt'altro che galanti sulla signorina in questione. Servendo al tavolo, alla decima battuta che sentivo, ho avuto un gesto di stizza. Il mio capo la sera mi ha ripreso, e io mi sono licenziata.


5) Sono sempre stata maniacale e smisurata con qualsiasi cosa mi abbia appassionato: lo studio, la politica, gli hobbies. Finché non ho raggiunto un obiettivo o un dato livello di conoscenza, non ho vie di mezzo: leggo solo di quell'argomento, parlo solo di quello e la mia vita prende a ruotare intorno a questa passione. Fino a che non si esauriscono gli stimoli e guardo oltre, senza troppi rimpianti. Gli amici che mi conoscono bene, sorridono e comprendono. I "conoscenti", invece, paiono perplessi quando li incontro per strada e attacco a raccontare di quello che sto facendo in questo momento. Credo che per loro sia come incontrare ogni volta una persona nuova. Io, ormai, ho fatto pace, con questo lato del mio carattere. In passato lo consideravo un difetto, dovuto al fatto che non avevo mai capito sul serio chi ero e cosa volevo fare della mia vita. Adesso, semplicemente sembra di aver già vissuto tante vite diverse in una vita sola.


6) Credo di avere una specie di sesto senso nel capire non le persone, ma le mie affinità elettive con alcune di esse. Lo sento a pelle, rapidamente, e mi sono accorta di recente che queste sensazioni permangono anche se le persone non le conosco de visu, ma leggo i loro post e le loro mail.
Mi è successo questo con Lory. Quando sono andata a trovarla, a giugno, non la conoscevo. Io non sono affatto una persona supersocializzante che deve per forza "vedere gente" per passare una serata. Qualcosa, però, mi diceva che stavo facendo la cosa giusta. Quando sono scesa dal treno e lei, pur emozionata quanto me, ha attaccato a parlare ininterrottamente per tutto il viaggio fino a casa, ho capito che non mi ero sbagliata, e che saremmo diventate amiche.
Adesso, ho questa sensazione forte, con almeno una o due altre blogger. Per la conferma devo aspettare ancora un po', ma sono molto convinta di non sbagliare.


7) Dopo la mia prima crociera invernale in barca, sono uscita di testa. Ho comprato un planisfero, l'ho appeso in salotto e ho cominciato a tormentare il mio compagno per fare il giro del mondo in barca a vela (!)
Sono andata avanti, serissima, con 'sta storia per alcune settimane, fino quasi a litigare sui massimi sistemi (il senso della vita, l'etica del lavoro ecc...)
Non è che adesso abbia cambiato idea, ma invecchiando di un anno sto cercando di diventare più paziente. Ma prima o poi...


8) Domenica scorsa ho fatto la mia prima regata in barca a vela, una regata fatta per amore, anche perché la regata era significativamente una Lui/Lei (!).
In precedenza mi ero sempre rifiutata di fare regate perché mi dicevo e dicevo di non sopportare le competizioni agonistiche, fatte solo – a mio dire – per far scaricare ai maschietti un eccesso di testosterone :-P
La regata però è andata molto bene e ho passato buona mezza giornata a vantarmi con gli amici del risultato, a scrivere su forum di vela e a fare i calcoli dei tempi... perché se non avessero spostato quella boa senza avvertire i concorrenti, potevamo arrivare primi anziché terzi, e quello str..... della barca blu, se lo incontro lo strozzo, e.... però siamo arrivati primi di classe e soprattutto siamo arrivati davanti a....
Basta così poco, a volte, per buttare a mare le proprie convinzioni!

Adesso rifilo questo meme a: Alex, Apprendistacuoca Stelladisale, Elisa, Elisa, The food traveller, le franc buveur, Max

24/09/07

Ravioli di zucca e ragusano



Sì, avevo da finire la zucca :-P Ma, soprattutto volevo provare a usare delle semplici formine da biscotto per tagliare i ravioli e... voilà: ravioli di zucca e ragusano (che anche quello era da finire e si combina molto bene con il dolce della zucca).
Altro esperimento (almeno x me): anziché cuocere la zucca in acqua, l'ho fatta cuocere in forno, a pezzi con la buccia. Cuoce perfettamente e rimane bella asciutta, cosa molto comoda se deve finire nel ripieno dei ravioli. Cuocendola in questo modo direi che proverò presto anche a fare gli gnocchi :-)

Ingredienti: 200g di farina, 2 uova, circa 400g di zucca pulita, 50g di ragusano o parmigiano grattugiato, sale, pepe,noce moscata, 1 cucchiaio d'olio, burro, salvia.

Anzitutto cuocete la zucca tagliata a pezzi in forno a 200° per circa 20 minuti. Fatela intiepidire, sbucciatela e passatela nello schiacciapatate. Ora preparate la sfoglia con farina, uova, un pizzico di sale e un cucchiaio d'olio. Formate una palla, copritela e fate riposare.
Preparate il ripieno unendo alla polpa di zucca il formaggio, un cucchiaio di burro, sale, pepe e un pizzico di nosce moscata. Mescolate bene impastando tutti gli ingredienti.
Stendete la sfoglia, formate delle palline con il ripieno e posizionate a uguale distanza su metà della striscia di pasta. Spennellate con acqua (o albume sbattuto), gli spazi vuoti e ripiegate con l'altra metà della sfoglia. Tagliate i ravioli della forma che preferite con un tagliabiscotti (io ho usato i fiorelloni della foto, ma ho fatto anche delle stelline). Premete bene per far uscire l'aria.
Cuocete i ravioli per 5-6 minuti e conditeli con un buon burro (finito quello di Lory, ho trovato il burro Occelli, davvero ottimo!) profumato alla salvia, e una macinata di pepe nero.

21/09/07

Crema di zucca, cocco e gamberi

Sì, lo so che posso sembrare eccessiva a infilare pesce e crostacei un po' ovunque, ma che la vellutata di zucca sia buona lo sanno tutti, e io volevo provare a farne un piatto unico un po' diverso.
L'idea di base mi è venuta leggendo la ricetta dalla zuppa speziata di zucca curry e cocco di Donna Hay, che prevede solo tre ingredienti: zucca, pasta di curry e latte di cocco. Lei ne fa anche una variante col pollo ma io, quando leggo cocco, non posso fare a meno di pensare ai gamberi, perché secondo me l'abbiamento è davvero perfetto.



Ingredienti: 500g di zucca pulita, 1 scalogno, un peperoncino tritato, brodo vegetale, latte di cocco, farina di cocco,una decina di gamberi, curry in polvere, zenzero tritato, olio di semi di girasole spemuto a freddo bio, zuccehero di canna, sale.

Tagliate a pezzetti la zucca pulita. Fate appassire uno scalogno con un pezzetto di zenzero tritato in due cucchiai di olio di girasole, unite la zucca, il curry e il peperoncino, coprite con brodo vegetale e cuocete per 10-15 minuti, finché la zucca non è tenera. Poi frullate con il mixer a immersione e unite 200ml di latte di cocco. Fate andare ancora un paio di minuti, aggiustate di sale e spegnete il fuoco.
Nel frattempo pulite i gamberi, lasciando solo la codina e fateli marinare una mezz'ora con sale, zucchero, 1 cucchiainoo di curry in polvere e un pezzetto di zenzero tritato. Trascorso questo tempo, infarinateli nella farina di cocco e cuoceteli in forno a 200° per 10 minuti (usate un foglio di carta da forno). Servite la zuppa tiepida con sopra i gamberoni appena tolti dal forno.

note: se volete, potete usare (anzi è meglio) il brodo fatto con le teste dei gamberi al posto di quello vegetale. Ma in questo modo, questa ricetta, può essere anche fatta senza gamberi, come una più semplice zucca speziata al cocco, magari da accompagnare con riso basmati.

19/09/07

Seppie e patate stufate su crema di fagioli neri al tamarindo



Ricetta nata per caso, semplicemente dalla voglia di cucinare i fagioli neri che mi ha regalato Lory a giugno, per farne un buon piatto unico che non fosse il solito riso bianco e fagioli.
E, sempre lei, santa donna, mi ha dato l'imput giusto: pesce! Alla fine, visto che l'ora di pranzo si avvicinava, e tutto quello che avevo erano delle seppioline in congelatore, ho scovato questa interessante ricetta di Fabien, e ho tirato fuori un piatto un po' lungo e con molte sperimentazioni (almeno per me), ma che è piaciuto tanto.

Ingredienti per la crema di fagioli: fagioli neri messi a bagno la sera prima, cipolla carota, sale, peperoncino, polpa di tamarindo.
Per le seppie: 400g di seppioline pulite, 4 patate, 1 spicchio d'aglio, olio evo, mezzo bicchiere di vino bianco,pepe, sale, timo fresco o secco, 1 cucchiaino di aceto balsamico tradizionale di modena.

Per la crema di fagioli
Fate anzitutto bollire i fagioli per circa un'ora (io aggiungo sempre un pezzetto di alga kombu). Prendete un po' di polpa di tamarindo (grande quando una noce), mettetela in un bicchiere e ricopritela di acqua bollente. Lasciate riposare per 15 minuti, poi passate al colino schiacciando bene con un cucchiaio per prelevare tutto il succo. Fate a parte un soffritto con cipolla e carota e un peperoncino tritato. Unite ai fagioli il soffritto e il tamarindo e il sale e fate andare ancora 10 minuti. Spegnete e frullate il tutto. Se fosse troppo liquida, fate asciugare ancora un po'.

Per le seppie e patate stufate al timo e balsamico
Tagliate a pezzetti le patate e fatele saltare in una casseruola con 2 cucchiai d'olio e uno spicchio d'aglio schiacciato. Quando sono leggermente dorate unite le seppioline, e continuate la cottura a fiamma vivace per altri 10 minuti. A questo punto bagnate con mezzo bicchiere di vino bianco, unite con il timo e il pepe e cuocete a fiamma più bassa, per 10-15 minuti, finché le seppie saranno tenere, e il liquido si sarà asciugato. Spegnete, salate e unite un cucchiaino di aceto balsamico tradizionale di Modena.
Mettete nei piatti la crema di fagioli e, sopra, le seppie con le patate.

note:

1) Accidenti quant'è buono l'aceto balsamico tradizionale di Modena, niente a che vedere con il finto balsamico che compravo io (e, dopo averlo visto in vetrinetta a Eataly, so anche perché compravo quello finto...).Grazie Lory, che mi hai fatto conoscere questo meraviglioso prodotto :-)

2) il tamarindo io l'ho sempre usato per fare il dhal indiano, spesso abbinato al latte di cocco. Ma anche sui fagioli, da una punta leggermente acidula che- secondo me - rende la crema ancora più adatta ad accompagnare un piatto di pesce. Se provate, ditemi!

17/09/07

Ravioli alle due ricotte con pesto leggero, pomodorini al forno e ricotta salata

Capisco che sia veramente kitsch, e che Elisa inorridirà, e probabilmente non solo lei. In realtà, quello che cercavo io era uno stampo grande a mezzaluna per fare i ravioli cinesi con i gamberi, ma al negozio l'unico tagliaravioli rimasto era...a forma di cuore.
Che fare? Ovviamente l'ho comprato, che in questo periodo sono in vena di gadgets, anche se di dubbio gusto :P
In più, stasera c'era da festeggiare una specie di anniversario, per cui quale occasione migliore per inaugurare il nuovo acquisto e fare dei ravioli a forma di cuore?



Ingredienti: 200g di farina, 2 uova, un goccio d'olio, 10 pomodorini, una manciata di foglie di basilico, 250g di ricotta di pecora fresca, 100g di ricotta di pecora salata grattuggiata, un cucchiaio di pinoli, olio evo ligure, sale, origano, timo.

Preparate la pasta per la sfoglia con farina, uova, un cucchiaio d'olio e un pizzico di sale e mettetela a riposare. Preparate nel frattempo il ripieno con la ricotta fresca e metà della ricotta salata, un pizzico di pepe e qualche foglia di basilico sminuzzata a mano. Mettete in forno i pomodorini tagliati a metà e conditi con un filo d'olio, sale, origano e timo per 20 minuti a 180°. Preparate anche un pesto molto leggero con olio, basilico e pinoli (niente aglio, né formaggio). Ora stendete la pasta e preparate i ravioli con l'apposito aggeggio (oppure a mano, se preferite.. ovviamente non vi verranno a forma di cuore, ma forse meglio così!). Cuocete i ravioli e conditeli con il pesto, i pomodorini e una spolverata di ricotta salata.

ps: A parte l'aspetto che - in altri momenti - avrei trovato un pelo irritante (non sono affatto un'amante di san valentino e simili...) - in questi giorni anche dei ravioli a forma di cuore aiutano a ritrovare la serenità, e la ricetta è semplice e buona :-)

16/09/07

Mousse au chocolat



Ancora un dolce. Strano per me.... Ma oggi è stata una domenica strana. Una domenica solitaria e un po' grigia, dopo la rumorosa notte bianca genovese, una domenica piena di lavoro arretrato ma, soprattutto, di pensieri non troppo allegri.
Una domenica un po' così in cui il tempo per pensare magari non manca, ma senti che è meglio lasciar perdere, e la testa metterla in qualcosa di concreto, che non è il lavoro no - troppo vacuo pure quello - ma è qualcosa capace di riscaldare il cuore.
Ne scriveva giusto loste, un paio di giorni fa dell'importanza, in certi giorni "grigi", di colorarsi la vita. Oggi per me era uno di quei giorni, e per colorarlo ho scelto questa mousse au chocolat, semplice, dolce e avvolgente, perfetta per scaldare e profumare questa giornata.

Gli ingredienti sono solo due: 200g di cioccolato fondente di buona qualità e 5 uova fresche. E la preparazione è semplice. Occorre far sciogliere a fuoco molto basso il cioccolato (magari a bagnomaria). Rompere le uova e separare i tuorli dagli albumi. Montare questi ultimi a neve ben ferma (ho unito un paio di gocce di succo di limone). Fuori dal fuoco, mescolare velocemente il cioccolato con i tuorli e poi incorporare delicatamente gli albumi. Mettere un paio d'ore in frigo prima di servire.

14/09/07

La mousse di Adina ...(e le pesche di Lory)



Da quando Adina aveva fatto questa meravigliosa mousse mi ero ripromessa di provarci anch'io, pur con tutti i dovuti timori di un fallimento totale, visto che i dolci non sono esattamente il mio forte. Poi, con la scusa che non avevo i cerchi di metallo, ho sempre rimandato.
L'altro giorno, invece, entrando da Cooking per acquistare degli improbabili tagliaravioli giganti a forma di...cuore (!) - che prima o poi avrò il coraggio di presentarvi :P - ho visto e acquistato anche i cerchi da mousse.
Ho pensato che poteva anche essere l'occasione di utilizzare le pesche al Moscato che mi ha regalato Lory, e pure la sua lavanda (ridotta in polvere finissima e perfetta per profumare le pesche). Ed eccola qui, la mia prima mousse :-)

Certo, la perfezione è un'altra cosa, e forse la carta da forno per ricoprire gli anelli non è che aderisca proprio in maniera perfetta (la prossima volta utilizzerò il nastro di acetato oppure della semplice pellicola...che ne pensi elena?), però sono venute carine lo stesso :))

La ricetta la trovate qui. Io ho solo dimezzato le dosi e sostituito il mango con le pesche al Moscato (diminuendo quindi lo zucchero), e ho profumato la gelatina con un pizzico di lavanda in polvere.

12/09/07

Mezze maniche con gamberi marinati e pesto di mandorle




Potevo anche semplicmente chiamare questo piatto Mezze maniche alla Lory, visto che da lei ho preso alcune idee, poi messe insieme abbastanza casualmente: quella dei gamberi marinati nella colatura di alici, quella della salsa fatta con i pomodorini confit, e il pesto messo insieme alla salsa di pomodoro (che a Genova è un po' eretico, ma il mio pesto di mandorle forse è anche peggio!). In ogni caso, questa pasta ci è piaciuta molto, per cui ve la propongo :-)

Ingredienti: pomodorini, olio, 1 cucchiaio di zucchero, sale, erbe aromatiche a piacere (io ho usato aglio, timo e origano), 12 gamberi rossi, 1 cucchiaio di colatura di alici, peperoncino, scorza di limone, uno scalogno tritato, 1 peperoncino rosso tritato, basilico, aglio, mandorle e pinoli in parti uguali, olio evo ligure.

Per prima cosa preparate i pomodorini confit. Coprite i pomodori con acqua bollente e poi sbucciateli e schiacciateli leggermente per fare uscire l'acqua in eccesso. Condite con un mix di zucchero, sale, olio ed erbe aromatiche e infornate per circa un'ora e mezza a 100°.
Pulite i gamberi e metteteli a marinare per qualche ora al fresco con la colatura, l'olio, qualche foglia di basilico tritato e la buccia di un limone grattuggiato. Infine preparate, nel mortaio o nel mixer, un pesto leggero con aglio (se piace), basilico, mandorle e pinoli in parti uguali, olio evo ligure e un pizzico di sale.
Mentre fate cuocere la pasta fate soffriggere in una padella capiente lo scalogno con il peperoncino, aggiungere i pomodorini confit fatti a pezzetti e, dopo 5 minuti, i gamberi. Cuocete qualche minuto (tempo che la carne dei gamberi sblianch leggermente) e spegnete il fuoco. Aggiustate eventualmente di sale. Quando la pasta è cotta fatela saltare nella padella e servite con il pesto di mandorle.

11/09/07

Occhiate al timo e limone



"Bello! Però mi sta guardando..." Questo l'esordio del fidanzato non appena gli ho messo davanti il piatto con la cena. "Eh", gli ho risposto "mica si chiamano occhiate a caso". E in effetti, pure io col pesce intero ho, a volte, qualche problemino psicologico... Diciamo comunque che, al primo boccone,lo shock è stato ampiamente superato da entrambi. Queste occhiatine erano proprio buone e fresche! Dolci e profumate di mare :)

Ho sperimentato la cottura in padella (di solito i pesci interi li faccio in forno), visto che erano piccoline, e visto che l'occhiata ha carne magra per cui bisogna far attenzione a non cuocerla troppo, sennò diventa stopposa. Gli ingredienti poi, sono pochi ma buoni. Nel pancino dei pesci ho messo il timo di montagna raccolto con Lory, scorza di limone, pepe macinato e sale grigio di Guerande. Poi ho infarinato e messo in padella con un cucchiaio di burro (pure questo di montagna...grazie Lory!!) e ancora un po' di scorza di limone. Ho bagnato con mezzo bicchiere di vermentino, e cotto su entrambi i lati per un totale di 8-10 minuti.
Ho servito con patate al forno, pure loro profumate al timo.

10/09/07

Leggera come una nuvola...



...sono tornata a casa da un bellissimo we con una persona straordinaria. Anzi tre, perché nell'occasione ho anche avuto la fortuna di conoscere lo stregone e la streghetta numero due, quest'ultima in qualità di espertissima aiuto-cucina e di assaggiatrice ufficiale :)

Allora, come potete anche leggere da lei, il tempo è volato.
Lory ci ha accolto con un pranzo stratosferico... Vediamo se mi ricordo tutto. Aperitivo a base di spumante e pesca con buonissimi antipastini misti Lorymade: tartine con toma, balsamico e lardo, panelle e salatini fatti in casa. Poi tomini con varie salsine, zuppa di fagioli e farro con polpo e pesto, polenta bianca con moscardini, mazzacolle marinate al thé agli agrumi con pesche, panini speciali (ma di questi ho la ricetta e ve li racconterò a tempo debito!!), capesante con salsina al cocco e poi un dolcetto strepitoso e un caffé accompagnato da una torta altrettanto strepitosa (con cioccolato, pere e caramello salato).

Dopo tutto questo, abbiamo provato a "smaltire" un po' con una passeggiata al Pian della Mussa. Davvero un posto incantevole.Tra il blu del cielo, il bianco delle nuvole, il verde dei prati, mi sentivo un pochino Haidi anch'io, che di montanaro proprio non ho nulla.
Ma che bello essere a 1800 metri a raccogliere timo profumato chiaccherando con Lory di qualsiasi cosa, mentre la streghetta saltellava su e giù dalle rocce e gli ometti muniti di binocolo si occupavano degli "avvistamenti" (marmotte, falchi e uno stambecco che si è rivelato un velocissimo mulo :P)



Poi la sera è volata via tra una pizza, molte chiacchere, la discesa in città, ancora chiacchere e gli ultimi consigli di cucina rubati (!). Mi sono addormentata pensando che pure io un giorno imparerò a fare il pane e la focaccia buoni come quelli di Lory (ma già sognavo, appunto!) e avrò una cucina bella come la sua :))

Stamattina al risveglio, Lory ci ha coccolato con una bellissima colazione: yogurt, cereali, succo di frutta, latte, caffè, torta, frolle alla marmellata e....i croissants!!!! Ne ho mangiati due di fila, ed erano buoni come quelli francesi, mica come le brioches che si mangiano in certi bar!!
Poi una sfilza di regali golosissimi, che per ora non sto ad elencarvi, ma che vi racconterò via via che li userò.... L'ultima tappa, prima di ripartire è stata Eataly (ma anche di questo ne parlerò in un post a sé).

E' stato davvero un we straordinario. Lory la conoscevo già ma conoscere la sua famiglia al quasi completo (mancava la streghetta numero uno) mi ha confermato quanto questa persona sia speciale.Non parlo solo della sua bravura come cuoca. E' ovvio che il fatto che lei, a differenza di me e di molti di noi, sia una professionista fa la differenza.
Ma c'è una cosa che, secondo me, la differenza la fa ancor di più: è l'amore che trapela da ogni piatto che prepara, che si sente in ogni storia che racconta, che si respira nell'aria della sua cucina, e che si vede dalla cura che ha delle persone che le stanno intorno... che sia l'adorato stregone o due ospiti occasionali come noi.

Tornando a casa in macchina ho pensato che sono molto fortunata ad aver conosciuto una persona così speciale, ed averla ora come amica. E, poi, mi sono detta che quando finalmente mi deciderò a diventare grande (sì che gli anni ce l'ho, ma la testa mica tanto), spero di assomigliarle almeno un po'
grazie lory :*

08/09/07

Tonno in crosta di Ragusano con riduzione di lamponi

(Eccomi ancora qui. Non potevo aspettare a postare questa ricetta.Ora, sul serio buon week end a tutte/i!)




Capisco che il titolo possa sembrare un po'pretenzioso, ma vi dico subito che questa è la miglior ricetta di pesce che io abbia mai realizzato! Credo sia capitato a tutti/e, almeno una volta, di assaggiare un piatto preparato da voi e pensare: "Perfetto! questo è il mio piatto migliore in assoluto!" A me è successo oggi :)

L'idea è nata per caso (tipo: volevo mangiare tonno, volevo un'altra ricetta che esaltasse il ragusano e volevo provare una riduzione di lamponi, dopo aver visto questa di Lory) ma quando l'ho mangiato sono rimasta estasiata! Il dolce-acido della riduzione esalta la delicatezza del tonno e, insieme, contrasta con la punta di piccante fornita dal ragusano. Se non avete a disposizione del ragusano stagionato, provate con del buon pecorino sardo o siciliano a media stagionatura.

Ingredienti: un pezzo di filetto di tonno, pangrattato, semi di sesamo, 2 cucchiai di ragusano dop grattuggiato (più un paio di cucchiai in scaglie), un cestino di lamponi, 1 bicchiere di vino rosso, 1 cucchiaio di zucchero, la scorza di un limone grattuggiata, 1 spicchio d'aglio schiacciato, sale, peperoncino, olio evo.

Anzitutto preparate delle bistecchine o dei bocconcini di tonno impanandoli con un mix di: olio evo, pan grattato leggermente tostato, semi di sesamo, la scorza di un limone, un peperoncino rosso tritato, uno spicchio d'aglio schiacciato, 2 cucchiai di ragusano stagionato.

Preprate poi la riduzione, mettendo in un pentolino 1 cucchiaio d'olio, un bicchiere di vino rosso, un cestino di lamponi lavati e asciugati (tranne qualcuno da servire intero alla fine), un cucchiaino di zucchero. Fate ridurre la metà, poi frullate e passate al setaccio. Tenete in caldo.

Scottate leggermente le bistecchine di tonno in una padella con un paio di cucchiai di olio evo. All'interno il tonno deve rimanere crudo.
Servite infine il tonno con la riduzione, qualche lampone intero e scaglie di ragusano.

Pennette alla Norma




Tra i prodotti recentemente acquistati su Esperya, oltre al Ragusano di cui ho parlato sotto, c'è la ricotta salata di pecora Di Mauro, vale a dire ricotta siciliana doc (anzi catanese doc), con cui ho pensato di fare per prima cosa una bella pasta alla Norma.
Più facile a dirsi che farsi... perché mi sono accorta che cercare la "vera" ricetta della pasta alla Norma non è così semplice.
Aglio o cipolla? Melanzane a fette sottili? A fette spesse? A cubetti?
Per esempio io avevo letto nonmiricordodove che nella salsa della pasta alla norma non ci va la cipolla, ma solo uno spicchio d'aglio, ma poi scopro che Ciccio Sultano ci mette la cipolla. E pure Lalla, altra siciliana doc, ci mette la cipolla!
Fatto sta che dopo un'ora di ricerche, mi sono messa a friggere le melanzane (a fette spesse), e già che c'ero pure un paio di zucchine. La salsa l'ho fatta con pomodori perini, uno spicchio d'aglio e un po' di basilico.
Come pasta ho usato le Pennette Latini Senatore Cappelli, con una trafila rugosissima e un meraviglioso profumo di grano.
E per completare la mia cena siciliana, Cioccolato di modica e Passito di Pantelleria :))

Buon fine settimana a tutte/i :) Per me questo week end non sarà, per una volta, all'insegna del mare. Andrò in montagna, a trovare una persona molto speciale. Ci vediamo lunedì :)