
Giuro che è l'ultima foto che pubblico! Ma questo fine settimana abbiamo ripreso la consueta rotta verso ovest che ci ha accompagnato quasi tutto l'autunno-inverno, per staccare un paio di giorni dalla città e godersi il mare semideserto. E ancora una volta abbiamo avuto la fortuna di un incontro. Breve perché i delfini (una decina, direi) erano parecchio impegnati a mangiare: ci hanno fatto un breve saluto, ma poi sono tornati a occuparsi del loro cibo. Noi dal canto nostro, avevamo un vento abbastanza forte quasi in poppa e poca voglia di strambare per tornare indietro, e abbiamo capito che loro non avevano molta voglia di essere disturbati. Però almeno una foto, di quei pochi minuti, sono riuscita a farla. Siamo di fronte a Capo Noli, piuttosto vicino a terra, quasi davanti allo spiaggione di Varigotti (spiaggione per noi liguri, s'intende!).
Di quest'incontro, che ha coronato un bel fine settimana di vela (con motore sempre spento tranne che per manovrare in porto) sono particolarmente felice, perché pochi giorni fa mi è capitato di leggere il
rapporto di Greenpeace sul Santuario del Cetacei, che mi aveva un po' rattristato. Secondo Greenpeace, infatti, il mar Ligure, che è ricompreso integralmente nel
Santuario dei Cetacei, sarebbe una vera e propria fogna a cielo aperto, con livelli di colibatteri altissimi che, insieme a diverse altre cause, contribuirebbero alla drastica riduzione dei mammiferi marini nel nostro mare.
Per arrivare a questa conclusione Greenpeace ha condotto un'indagine sul campo, che si è svolta per una decina di giorni lo scorso agosto. Immediatamente dopo la presentazione del rapporto sono arrivate accuse di
semplificazioni e allarmismo ingiustificato, fondate sulla poca "scientificità", di una ricerca durata pochi giorni, nel pieno della stagione estiva, in un tratto di mare che copre solo una piccola porzione del Santuario e che ha non tiene conto dell'estrema mobilità dei cetacei e dell'intero ecosistema marino. Tutto vero, certo. Anche nella nostra piccola esperienza di frequentatori del mar ligure, possiamo dire che gli incontri più belli con i delfini li abbiamo avuti tutti fuori stagione (basta che diate un'occhiata alle date delle foto su questo blog). D'estate li incontriamo solo molto al largo, spesso di notte o appena all'alba.
E' vero però che le minacce ai mammiferi marini causate dalle attività umane sono notevoli: dall'inquinamento acustico, a quello chimico e batteriologico, dal rischio di collisione (causato soprattutto dall'alta velocità con cui sfrecciano traghetti, cargo e d'estate, barche da diporto) alla pesca illegale, fino a pratiche di whale watching "estremo", che provocano forte stress negli animali, che vengono letteralmente assediati, anziché osservati a distanza di sicurezza.
Esagerazioni? Certo il mare è una fonte di ricchezza anche economica, soprattutto per la Liguria. Basti pensare che le compagnie croceristiche o al traffico di container che sono per la nostra regione due assi portanti della tenuta economica anche in tempo di crisi. Ma davvero non è possibile conciliare, almeno un po', sviluppo e tutela dell'ambiente?
Ciò su cui studiosi e politici (almeno
quelli liguri) concordano con gli ambientalisti riguarda l'essenza stessa del Santuario (costituito una decina d'anni fa tra Italia, Francia e Montecarlo) che, a differenza della aree marine protette, non ha alcun genere di potere, con cui, per esempio, regolamentare il traffico e la velocità delle navi e sanzionare i comportamenti illeciti. Una consapevolezza che (seppur con estremo ritardo!), potrebbe essere un punto di partenza per una maggiore tutela del nostro mare ma che, visto che siamo in Italia, probabilmente sarà solo l'ennesima bolla di sapone che si risolverà con un nulla di fatto.